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Milionari, al cinema dall’11 febbraio,  è il nuovo film di Alessandro Piva che narra la storia del boss Marcello Cavani e del suo clan. La pellicola è liberamente ispirata all’omonimo libro-inchiesta che fotografa la Secondigliano criminale degli anni ’80, dove Paolo Di Lauro, Ciruzz O Milionarj, diventa capo clan.  I trent’anni di vita di Marcello Cavani, soprannominato Alendelòn, sono un ritratto intimistico di un personaggio scisso tra l’aspirazione a una vita borghese e le pulsioni profonde della sopraffazione. Quello di Alendelòn è il tragico sogno di un ragazzo che si fa travolgere dalla brama di un potere fine a se stesso, per diventare l’incubo di un uomo e di chi gli vive accanto. Francesco Scianna interpreta Marcello Cavani,  Valentina Lodovini sua moglie Rosaria.

Noi di InFOODation abbiamo intervistato Francesco Scianna, interprete del protagonista,  e il regista Alessandro Piva.  Attraverso le loro parole si delinea un racconto complesso, una storia particolare dai molteplici aspetti, uno tra questi l’importanza della tavola come momento conviviale dell’ospitalità napoletana.

Francesco, Milionari è la Saga malavitosa, i trenta anni di ascesa e declino di un clan e del suo boss, ma il tuo personaggio, Alendelòn, è molto particolare.

F.S. : Il personaggio è molto complesso ed è proprio questa complessità che mi ha attratto molto nel volerlo rappresentare. Sono trenta anni di storia di un boss che vediamo crescere e diventare adulto. Da quando è un giovane ragazzo, è attratto dal mondo della maschera dell’uomo forte, che conta, che si veste bene, che viene temuto. Ma la sua natura non aderisce completamente al destino che ha scelto per se, a ciò che lo attrae, e vive un grandissimo conflitto interiore. Questo è l’elemento che da maggiore fascino al personaggio. Il film racconta un tradirsi per ciò che vuoi ma non è esattamente quello di cui hai bisogno. Spesso la vita ti offre le carte che ti devi giocare, ma non puoi più essere quello che sei veramente. Anche quando diventerà collaboratore di giustizia Marcello Cavani manterrà una doppia personalità, lui è Alendelòn e Marcello Cavani insieme, e alla fine perderà entrambi i nomi.

Il film è tratto da una storia vera raccontata dal libro del pm Luigi Cannavale. E’ la parabola reale di come una famiglia camorrista a Napoli, durante il terremoto dell’Ottanta, è riuscita ad ascendere e a cambiare un’intera struttura.

F.S. : Il lavoro che ho fatto è quello di studiare il più possibile le dinamiche interiori del personaggio, per trovare un’armonia nel dialogo tra bene e male che lo abita fin dall’inizio. Ho cercato di interpretare un personaggio mettendo a fuoco tutta la sua complessità attraverso il lunghissimo arco di tempo dove avvengono maturazioni, difficoltà, incertezze. Quello che cerco sempre nei personaggi è scoprire la struttura unica che ciascun essere umano porta con sé.

Ci sono alcuni elementi che richiamano i punti saldi della cultura del cinema: la scena dove lui compra il ristorante, in cui si è sposato. In qualche modo la tavola diventa un momento-cardine per raccontare quel tipo di ambiente, quel tipo di natura, quel tipo di atmosfera.

F.S. : Per chi ha avuto modo di entrare nel mondo di Napoli la tavola è sacra perchè i napoletani hanno un rapporto col cibo unico: ricordo una famiglia che abitava al piano di sotto dove giravamo e quando scendevo per la pausa pranzo loro mi rapivano letteralmente e dovevo mangiare con loro. La tavola è un grande luogo di appartenenza, dove manifestare la propria  generosità, è una vera e propria festa per i napoletani. Tendo sempre a non studiare mai troppo i film prima di interpretare un personaggio perché non amo rimanere influenzato dai riferimenti, preferisco rubare dalla vita reale più che dall’arte stessa. Preferisco ripartire da zero, dalla strada, più che da quello che è stato già fatto.

Nel film c’è un corrispettivo femminile molto importante, la storia narrata è piena di sfumature, è la parabola di un uomo ma anche  della sua vita familiare, dei  problemi che la famiglia affronta.

F.S. : L’amore e la famiglia sono elementi cardine nella storia del film. Valentina interpreta un personaggio forte, risaltando l’importanza che la figura femminile ha nella storia. Rosaria, moglie di Marcello Cavani, è una figura di riferimento per lui: non solo mette delle regole ma rappresenta il luogo dove può tornare sempre, dove si stente forte. In qualche modo è anche per l’importanza che da a sua moglie e alla famiglia che compie una scelta molto importante che lo porterà a cambiare la sua vita.

Ti sei letteralmente tuffato dentro il suo personaggio nel film, è come se lo conoscessi nelle zone d’ombra e di luce. Cosa disprezzi di quest uomo?

F.S. : Tendo sempre a non giudicare i personaggi che interpreto. Ci sono però personaggi cui mi sento più legato, che mi nutrono e mi rimangono dentro per più tempo, altri che una volta chiuso il percorso ne lascio l’abito e non ne rimane troppo. Potrei dire invece quanto mi piace e quanto non mi piace questo personaggio. Tantissime cose di lui non mi appartengono e non mi attraggono, ma durante il lavoro di interpretazione lo devi amare, solo così puoi entrarci dentro. Sicuramente è un personaggio di cui non sposo tante scelte.

Alessandro Piva, sei il regista di un film che racconta l’altra Napoli, quella legata alla malavita. Marcello è un grande personaggio drammatico. Da cosa sei partito per narrare Milionari?

A.P. : Sono partito dal libro, che a sua volta è partito da un grande personaggio: un boss di camorra napoletano che aveva una capacità affabulatoria fuori dal comune. E’ un uomo che nelle sue dichiarazione come collaboratore di giustizia ha affascinato il  giudice Cannavale. Saviano stesso è rimasto impressionato dalla  sua capacità di analizzare luci e ombre della scelta di vita criminale. Il libro è un ritratto di Napoli e dell’Italia tra gli anni Ottanta e Duemila. La sceneggiatura ne ha estratto le caratteristiche più forti nel copione. Ciò che mi ha maggiormente ispirato sono le assurde scelte dei boss camorristici che non si godono la loro ricchezza come quelli del narcotraffico colombiano, vivono in grotte umide dove c’è bisogno della maschera d’ossigeno quando ci sono i blitz delle forze dell’ordine. Lì ho pensato che ci fosse un buon motivo per fare un ulteriore film sulla criminalità a Napoli. Ho voluto raccontare ai giovani con la loro lingua, fatta di film di genere e di action moovie, che prezzo si paga per la vita criminale. Togliendo dal piedistallo dei santi i protagonisti della vita di camorra , li ho raccontati  allegri all’inizio, poi ho evidenziato la fine fanno. I ragazzi dovranno riflettere se vale più la pena essere costretti a scappare, a guardarsi le spalle da amici che potrebbero diventare i propri assassini, o godersi una vita onesta, magari senza una porche, ma sana e semplice. Tutto questo mi ha fatto pensare che il film avrebbe detto qualcosa di nuovo a questa città.

 

Il personaggio di Marcello Cavani è alla ricerca di una vita da borghese. Abbandonare totalmente quella vita in qualche modo è soltanto un tramite per fare soldi, per fare la bella vita, per raggiungere uno status, ma lui ha anche il sogno di abbandonare tutto.

A.P. : Vorrebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, pensa solo al lato positivo, ai vantaggi economici, alla posizione sociale. Pensa di vivere in una situazione borghese dove sua moglie compra pellicce ma alla fine non può fare più i conti con un sottosuolo che alla fine lo fa sprofondare. Questo personaggio invecchia avendo paura della sua stessa ombra, comprende di aver perso più di quanto ha guadagnato con la sua scelta criminale.

Se  Milionari fosse una pietanza, quale sarebbe?

A.P. : Potrebbe essere una parmigiana di melanzane, che è molto buona apparentemente ma se superi la forchettata limite diventa  di una pesantezza insostenibile per lo stomaco.

 

Elèna Lucariello