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 La metafora che meglio rappresenta la chiacchierata nella quale Stefano Bollani, ci ha raccontato i suoi ultimi progetti è la sensazione provata assaporando un ossobuco cucinato con sapienza, bagnato da un rosso di Montalcino, gustato con il suono delle note di un pianoforte.

Stefano Bollani è nato a Milano, poi cresciuto a Firenze, conserva in sé  la calma dei lombardi e il guizzo dei toscani. Con le sue parole non esita ad esprimere i più alti ideali e le più modeste perplessità, concedendosi ad un intervista che mescola musica e cibo, composizioni e vino, donne ed alieni. Gli alieni, sì, proprio loro e Stefano ammette di sognare il loro arrivo. Alieni buoni che ci insegnino ad interagire col pianeta.

A proposito di alieni, nel tuo ultimo album Arrivano gli alieni , attualmente in tour, sono presenti alcuni brani in cui ti cimenti come cantante...

 Avevo bisogno di dire delle cose, e le ho scritte in tre canzoni. Al momento della scelta di chi avrebbe potuto cantarle non mi è venuto in mente nessuno. Così sono stato costretto a cantarle io. Il primo brano in napoletano si chiama ‘ O microchip , di ispirazione Carosiana.

Poi c’è  il brano Vino, vino, vino elemento di condivisione e convivialità , magari un momento di incontro con i nostri alieni.

Tutto quello che possa aiutarci a svuotare la testa è ben accetto perché lascia spazio all’arrivo degli alieni buoni.

Parlaci de Il monello, il guru, l’alchimista e altre storie di musicisti  edito da Mondadori, scritto con la collaborazione di Alberto Riva e del richiamo al gioiellino televisivo Sostiene Bollani. 

In realtà è ancora una volta un tentaivo di parlare di musica e di musicisti e delle loro storie. Io ho scelto musicisti che io amo molto, così come facevo nel programma TV, e nella stesura mi sono accorto che stavo scrivendo di una tribù di persone in cerca di libertà. Uomini che vivendo di musica come Carosone, Zappa, Louis Armstrong, Ravel, hanno cercato di essere liberi aldilà della gabbia dei generi musicali.

Quando parli del rapporto con i tuoi alter ego della musica sembri accoglierli intorno ad una grande tavola in cui si si incontra, per scambiarsi, oltre a del buon cibo, condivisioni più goliardiche.

Io suono per poter suonare con gli altri, quando lo faccio da solo è perché il pianoforte è uno strumento che lo consente. Ma in realtà lo scopo principale è conoscere più persone possibile per collaborare infine con artisti che vogliano condividere qualcosa.


Stefano,  in quale dimensione vorresti portare col tuo racconto i tuoi lettori – ascoltatori?

Innanzitutto la soddisfazione sarebbe che andassero a sentirsi gli artisti consigliati, e che si accorgessero il loro tentativo di far uscire la propria voce attraverso la propria ricerca dedicata alla musica.

Tra i musicisti che racconti nel libro con chi andresti a cena? E che cibo gli prepareresti?

Non preparerei niente, perché non sono un bravo cuoco. Dei biscotti e una tisana sarebbero il cibo di accompagnamento alle nostre chiacchiere, che mi piacerebbe aver avuto con ognuno di loro.               

C’è qualcosa che ancora vorresti scoprire e sperimentare con la tua musica?

Vorrei fare un film, dato che non ho mai fatto una colonna sonora e siccome sono appassionato di cinema mi piacerebbe. Ma probabilmente dovrò farmelo da solo e quindi mi piacerebbe passare dall’altra parte della macchina da presa per costruire un film che parli naturalmente un linguaggio musicale.

La musica è donna in fondo, come racconteresti una donna in musica?

Lo diceva anche Duke Ellington e se lo diceva lui che la musica è donna dobbiamo crederci. Comunque, dipende dalla donna, e quindi sarebbe ogni volta diversa. Probabilmente il problema sta passando, e quindi c’è la speranza che anche loro possano dedicarsi alla carriera di compositrici e concertiste al pari degli uomini.

Hai immaginato alieni tipicamente rappresentati, verdi, con occhi grandi un po’ come raccontati da Spielberg?

Quelli che immagino sono tantissimi alieni, non necessariamente verdi, e non so se buoni o cattivi. Quello che immagino è che usino i suoni per comunicare con noi data la diversità dal nostro campo vibrazionale.

Dalla diversità potrebbero alimentare una rivoluzione, buona magari...

Tutto quello che arriva dall’esterno ci spinge a cambiare, evolvere. Che siano buoni o cattivi dobbiamo accoglierli e capire come comunicare con loro. Non credo che siano buoni o cattivi, piuttosto ragionano in maniera diversa. L’empatia è l’elemento mancante nel mondo, e che manca a chi ci governa, perché probabilmente è alieno da noi, data l’incapacità di essere empatico e riuscire a schiacciare un bottone e uccidere persone.

Un brindisi per Stefano Bollani e i suoi progetti. Grande musicista e pessimo cuoco, dai grandi ideali e fervida immaginazione.

Federica Mazza