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Dal 19 ottobre al San Ferdinando del Teatro Stabile di Napoli è in scena il meraviglioso adattamento di Liolà, commedia di Luigi Pirandello in tre atti a cura di Arturo Cirillo. Un’apertura con lo stesso Cirillo che interpreta il ruolo di Zio Simone Palummu, ricco massaio, assieme ad altri nomi noti del teatro contemporaneo napoletano, come Milva Marigliano nel ruolo di Zia Croce, Giovanna Di Rauso per Tuzza, figlia di zia Croce, Giorgia Coco per Mita, moglie di zio Simone, Sabrina Scuccimarra per Càrmina ‘a Moscardina, Antonella Romano per la Comare Gesa, , Viviana Cangiano per Ciuzza, Valentina Curatoli per Luzza, Giuseppina Cervizzi per Nela.

Protagonista principale è Massimiliano Gallo, classe 1968 e figlio d’arte, assieme all’altrettanto celebre fratello Gianfranco, del grande Nunzio Gallo nonché già navigatissimo attore teatrale e cinematografico. Lo abbiamo intervistato per farci accennare qualcosa sulla pièce, che inaugura la nuova stagione di uno dei più rinomati teatri della città con grande giocosità. L’opera è difatti una delle più celebri commedie di  Pirandello, composta nel 1916 in dialetto agrigentino, andata in scena per la prima volta in lo stesso anno al teatro Argentina di Roma ed in seguito riadattata in italiano nel 1927 e in napoletano nel 1935 ad opera di Peppino De Filippo.

Ma chi è  Liolà?

M. G. : Liolà – al secolo Neli Schillaci - è un semplice bracciante che, totalmente disinteressato verso il benessere materiale, vive liberamente la sua sessualità sconvolgendo in modo tanto puro quanto incauto i dettami gretti e bigotti della morigerata società in cui vive; esattamente come molte altre opere di Pirandello, con una sorta di flashback culturale che riscontra similitudini con Robin Hood,   proprio colui che appare il colpevole peccatore che non adempie a dei dogmi sociali precostituiti, è invece colui che ripara i torti subiti da chi è stato vessato o preso in giro; Ma attenzione: nell’adattamento di Cirillo non vi è alcun obbligo verso lo spettatore di ricavarne una morale; la commedia è contraddistinta infatti da una grande giocosità e vitalità, è solare ed istintiva - al punto che quasi non si direbbe l’abbia scritta Pirandello. Dietro la purezza e la semplicità della vita campestre, però, è subito ben chiaro cosa si nasconda: l’oscurità del potere e della prevaricazione. La figura stessa di Liolà, tuttavia, rende la commedia fruibile a tutti e godibilissima ; romantico giustiziere, Liolà è un hippie ante litteram attaccato in modo quasi viscerale alla terra e alla natura, con valori molto semplici che si trova a vivere in una società meschina e falsamente morigerata, che pensa solo all’apparire, alle convenzioni, alla ‘roba’ di verghiana memoria. Nel rappresentarlo e nel raccontarlo, l’impressione che si ha è che lui sia un mezzo matto, ma la realtà è che nel suo essere ‘’primitivo’’ - nell’accezione di puro, semplice - risulta un personaggio scomodo, proprio perché dice ciò che fa e fa ciò che dice. Personaggi del genere destabilizzano proprio per la loro genuina sfrontatezza, spesso presa per pazzia.

Ma la carriera di Massimiliano non è solo teatro; proprio l’anno scorso sono usciti cinque suoi film, quest’anno e ci racconta che ne usciranno altri quattro senza contare i numerosi ruoli che ricoprirà: da “The Start Up” con Alessandro D’Alatri, “Veleno” con regia di Diego Olivares e con la compartecipazione di Luisa Ranieri e Salvatore Esposito sullo scottante tema della terra dei fuochi, a “La Parrucchiera”, di Stefano Incerti con Pina Turco, Cristina Donadio e con un cameo di Tony Tammaro, fino all’attesissima serie tv ‘’I Bastardi di Pizzofalcone’’, tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni e con un cast tutto italiano ( con Carolina Crescentini, Alessandro Gassmann, Tosca D’Aquino ) fino a ‘’Sirene’’, con attori di altrettanta caratura ( Luca Argentero, Ornella Muti, Maria Pia Calzone e Michele Morrone), dove si vedrà una Napoli autentica, desaturata dai luoghi comuni e dalle etichette, nel suo essere sempre come un diamante allo stato grezzo.

Ma se la carriera di Massimiliano Gallo fosse una pietanza, quale sarebbe?

M. G: Senza ombra di dubbio un buon piatto di genovese, come la prepara mia madre” ci risponde l’attore “anche perché la sua preparazione lunga, a tratti impegnativa, con una moltitudine di ingredienti rappresenta molto il mio percorso. Un po’ lento e faticoso ma che regala poi un piatto ricco, completo e saziante.

Mary Sorbillo