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Struggente, malinconico, ma sempre con uno sguardo alla speranza. E' così che si potrebbe sintetizzare La Tenerezza, nuovo film di Gianni Amelio con un cast d'eccezione. Grande ritorno in scena di Renato Carpentieri, diretto proprio da Amelio l'ultima volta nel 1990 con Porte Aperte, assieme ad Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Arturo Muselli, Maria Nazionale, che con le loro abilità recitative riescono a mettere in scena l'ordinario senza scadere nell'ordinario.

In una Napoli fotografata in chiave quasi magica Carpentieri interpreta Lorenzo, vecchio e burbero avvocato ormai in pensione dal passato intorbidito sia da guai con la legge che da un'oscura ombra sugli affetti. A seguito di un infarto, il suo carattere chiuso e a tratti gretto lo spinge ad allontanarsi ancora di più dai suoi figli, Elena (Giovanna Mezzogiorno) e Saverio (Arturo Muselli), dai quali già si era staccato dopo la perdita della moglie, da lui mai amata e ripetutamente tradita. Malgrado il carattere cinico dell'uomo, Elena  - una donna sofferente, affetta da sbalzi d'umore e con la perenne espressione del dolore dipinta in volto - vuole bene al proprio padre e cerca in tutti i modi di riavvicinarsi, diversamente da Saverio, che mal tollera la chiusura del padre nei confronti suoi e di sua sorella e alza anch'egli un muro. L'unico elemento di coesione è rappresentato dal nipotino Francesco - un bambino piccolo ma già dotato di una sua saggezza - unica compagnia sincera e disinteressata dell'uomo.
Le cose prendono una piega diversa quando Lorenzo scopre che - nella casa attigua alla sua - una giovane coppia del nord vi si è trasferita. Si tratta di Michela - una splendida Micaela Ramazzotti - giovane donna dal trascorso tormentato, e Fabio - un superbo Elio Germano - ingegnere navale afflitto da una serie di turbe psichiche che mal cela dietro il suo aspetto rispettabile e compito.
La loro presenza - unitamente a quella di Bianca e Davide, i figli della coppia - riusciranno in qualche modo a scalfire la corazza di Lorenzo e a restituirgli, seppur parzialmente, quel sorriso che egli stesso aveva perso o che aveva appositamente rimosso. Elena, donna apparentemente remissiva, nasconde in realtà un carattere volitivo.

Innumerevoli i rimandi al cibo, e nella fattispecie alla tradizione culinaria napoletana. Dal gelato, che Francesco consuma assieme al nonno, passando dalla pastiera che ingolosisce il triestino Fabio, finendo a quelli che, per il popolo campano, sono dei rituali dotati di una propria sacralità: il ragù cotto lento con quello spruzzo di vino rosso, che Lorenzo pazientemente insegna Michela a preparare, e pure il caffè, che in questo particolare film funge da veritaserum, diventando l'occasione per confessioni intime e riflessioni più profonde sulla vita.

Ma non lasciatevi ingannare da quello che può sembrare un pattern già visto e sentito. La pellicola nasconde un finale inaspettato che sovvertirà ogni aspettativa; ciò che rimane invariato è il messaggio che Amelio - regista di straordinaria poliedricità e dotato di grande empatia - vuole lasciare. Come in una poesia di Saba, che recita "Amai trite parole che non uno osavaM'incantò la rima fiore amore, la più antica difficile del mondo.", anche Amelio si concentra su ciò che dà il titolo al film, la tenerezza. Quel sentimento che viene spesso scambiato per una volubilità, ma che in realtà nasconde la tenacia di provare a ricostruire su un errore, di perdonare, di non stancarsi mai a voler bene. Un messaggio semplice ma che  -  nella società odierna, scarna di affetti sinceri - rappresenta un barlume di speranza.

<< La tenerezza va trovata dove abbiamo il coraggio di trovarla >> ci confessa Gianni Amelio in un'intervista << Viviamo in un mondo duro, cinico, dove abbiamo paura del prossimo, ed essere teneri viene visto generalmente come un segno di debolezza . Debolezza che si flette in modo diverso al carattere di ognuno dei personaggi, ciascuno dei quali vive un profondo disagio interiore mascherandolo in maniera differente. E' il caso di Elena (Giovanna Mezzogiorno), che sebbene sembri costantemente sull'orlo del precipizio, pur ricevendo moltissimi schiaffi dalla vita "si ostina ad inseguire l'amore, a cercare di riportare ordine e serenità...un po' come tutte le donne >>, ride con noi il regista. Ma sebbene Amelio sostenga che il suo sia un film 'semplice, lineare e sincero', in realtà è anche interculturale, poiché abbraccia anche altre etnie e realtà e riesce nel compito di traslare, in immagini, l'animo quasi 'universale' della Capitale partenopea.

Abbiamo intervistato anche la meravigliosa Giovanna Mezzogiorno  la quale, dopo un periodo di assenza voluta dalla nascita dei suoi due gemelli, è ritornata in pole position sia in teatro con l’adattamento di Sogno d’Autunno di Jon Fosse che in tv nella stagione finale di In Treatment in cui interpreta Adele Rush la psicoterapeuta del Dottor Mari alias Sergio Castellitto.

Giovanna, il personaggio di Elena è un personaggio preparato in 'sottrazione', carico di silenzi poetici che fanno rumore, ed uno sguardo dal quale traspare solo sofferenza...

G.M: E' vero! Elena è una donna profondamente addolorata, che soffre per la durezza e per il distacco dal padre, ma è anche incredibilmente tenace. Mi è piaciuto particolarmente interpretare la caparbietà nel voler riconquistare il genitore, la sua ostinazione nel non farsi frenare dai suoi rifiuti, pur continuando a incassare a testa bassa i colpi della vita, alla fine persevera nel suo obiettivo e... vince.

A breve torni a Napoli per girare il nuovo film con Ferzan Özpetek, Napoli Velata. Ti entusiasma l'idea, considerato soprattutto che le tue origini, appunto, sono napoletane?

G.M: Napoli è meravigliosa, forse anche più bella di Roma. L'ho trovata una città rinnovata, grande, dove è gradevole passeggiare per le sue strade ed esplorarne le bellezze.  Ahimè non si può dire lo stesso della Capitale, dove ormai non è più piacevole avventurarsi ed è un peccato. Sono molto felice di ritornare a lavorare a Napoli e di restarci per due mesi.

Una domanda più personale: cosa fa arrabbiare Giovanna Mezzogiorno? Ora che è anche madre come si vede - metaforicamente allo specchio - la Giovanna di oggi, rispetto a quella di ieri?

G.M. : Mi fanno arrabbiare tantissime cose, la maleducazione, l'inciviltà. Ma non sempre esterno la rabbia, a volte la tengo dentro anche perché credo che bisogna saperla gestire non è giusto tirarla sempre fuori.
La Giovanna di oggi è sicuramente meno egoriferita di ieri. In passato ero avviluppata su me stessa, avevo sempre lo sguardo rivolto al passato, ero molto dentro la 'mia storia' e faticavo a uscirne. Ora non più. Oggi ho una consapevolezza diversa, mi sono liberata dalle matasse, vedo le cose con una distanza 'sana' e maggiore distacco. D'altra parte, non si smette mai di crescere!

 

 

Mary Sorbillo

Antonia Fiorenzano