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Appassionato del Giappone, della sua storia e della sua cultura, Massimiliano Neri, quindici anni fa, portava Napoli a contatto con il Sol Levante: Kukai è il primo sushi restaurant del Centro-Sud Italia. Oggi la storia e l’esperienza sushi dei Quartieri Spagnoli prosegue grazie ad Iki, nuovo ristorante giapponese ideato da Massimiliano Neri che unisce arte, alta moda e cibo orientale.

L’ideogramma giapponese “Iki” ha un significato molto positivo, vuol dire nascita e vita di qualcosa di bello, racconta Massimiliano Neri. È anche espressione di una realtà che incrocia cool e chic, risolvendosi in un lusso semplice. I piatti della tradizione giapponese restano in menu ma ci saranno anche portate Jap Asian, ovvero una fusione dei sapori giapponesi con quelli thailandesi, indiani, vietnamiti, cinesi. Ma la novità non è solo nel menu. Cambia completamente il concept e il modo di vivere lo spazio. Restando in argomento food, Iki darà ai napoletani la possibilità di scoprire e amare il food pairing, la tendenza internazionale dell'abbinamento food e drink; e di frequentare Iki anche solo per l’aperitivo a base di cocktail giapponesi studiati ad hoc dal nostro barman Gianluca Morziello. E poi c’è l’arte: ogni mese Iki ospiterà una mostra diversa, alternando grandi nomi a giovani artisti, grazie alla collaborazione con Rosa Francesca Masturzo e Annamaria de Fanis di Intragallery.

L’ideazione e la realizzazione del progetto sono state affidate all’architetto Francesca Faraone.

Noi di InFOODation ci siamo fatti raccontare da Massimiliano la sua esperienza con la cultura giapponese e la sua ispirazione per Iki.

 

Massimiliano, con  Kukai ci ha formato. Siamo stati tutti da Kukai, ci hai educato al sushi.

 Avevo bisogno di un rinnovamento. Iki è l’ideogramma della vita in Giappone. Si usa per nascere, rinascere, evolversi. Questo è il motivo per cui ho scelto questo ideogramma. Iki è anche un conceetto estetico molto importante in Giappone: una "persona iki",  è una persona elegante, raffinata, rispettosa e sobria. In una sola parola tante connotazioni. Volevo creare uno spazio così, dove la gente si sentisse coccolata dalla bellezza ma al tempo stesso rispettata. Volevo creare un microcosmo in cui si unissero bellezza, eleganza ed educazione. Per quanto riguarda il cibo l’innovazione è quella di aver portato nuovi piatti rivisti in chiave contemporanea: un esempio sono le Jap Asian. Abbiamo anche ideato il bar per un aperitivo.

 

Iki resta nel quartiere del Kukai.

Questo è l’unico posto dove volevo fondare un nuovo ristorante. L’attività di ristorazione ha un ruolo sociale per me, quella di portare le persone in una Napoli bellissima che va scoperta perché affossata da pregiudizi. I turisti stessi stanno scegliendo questo quartiere. Quando i turisti vengono qui vorrei che dicessero di non aver mai mangiato un sushi così buono, anche se vengono dall’America. Anche questo rompe i cliché e i pregiudizi sul fatto che a Napoli si può mangiare solo pizza.

 

La libertà di potersi sentire accolti in un luogo del genere anche solo per un aperitivo dopo il lavoro è frutto di un’innovazione molto interessante in questo punto della città.

Anche questa è una cosa che avevo pensato: Non ci sono infatti molti spazi in cui potersi sedere, rilassarsi, ascoltare buona musica con un aperitivo post-lavoro in questa zona.

 

Qui si incontra anche la moda. In che modo?

Ho lavorato con la moda tantissimi anni fa. Ho conosciuto molte persone che gravitano in questo mondo. Il mio più caro amico, il fashion designer Francesco Scognamiglio, è un orgoglio napoletano: l’unico partenopeo ad aver sfilato a Parigi nell’alta moda. Lui mi ha regalato e disegnato le divise dei ragazzi e ragazze della cucina. Qui hai bellezza a 360 gradi: dalla moda, all’arte, alla cucina. Per me deve essere una coccola questo posto, un luogo accogliente dove entri e stai bene.

Elèna Lucariello 

Photo: MARCO CAROTENUTO