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 Il film, che ha aperto il Festival Internazionale del Film di Roma , racconta la vicenda di una palazzina di un’ignota città italiana, sospesa in una dimensione surreale in cui auto d’epoca e cellulari d’ultima generazione convivono con l’esistenza di personaggi strampalati, guidati dall’amore declinato in ogni sua forma. Ad arricchire il fascino di questo luogo fuori dal tempo, la scenografia ricavata dalla strada d’epoca che fece da sfondo prima a Concorrenza Sleale di Ettore Scola  e poi a Gangs of New York di Martin Scorsese.

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Forza centripeta dell’intera vicenda è Francesco, interpretato da un inedito Fabio De Luigi, alle prese con una relazione finita e un ‘ex (Cristiana Capotondi) tradita ma mai dimenticata. A riempire le sue giornate di single pentito è Paolo (Ricky Memphis), futuro padre dall’incerta identità sessuale che bussa disperato alla sua porta. A portare scompiglio in questa apparentemente tranquilla comunità , in cui Ale e Franz interpretano due fratelli costretti alla convivenza forzata da quando l’uno ha investito l’altro, e Chiara Francini interpreta Alice, attrice di una soap opera televisiva di successo, è il suicidio di Pietro, dirimpettaio di Francesco che scatenerà una serie di esilaranti equivoci. Forza della commedia è la totale immersione dei personaggi nel proprio contesto, che sfocia nel realismo, dato che non solo ha convinto il direttore del Festival Internazionale del Film di Roma, Marco Muller, ad aprire proprio con Soap Opera la kermesse internazionale, ma che è riuscito a parlare a un pubblico planetario, arrivando a interessare le sale Coreane. Un successo nato soprattutto dalla voglia di proporre un nuovo modo di fare commedia, riuscendo a regalare a un comico puro come De Luigi, la possibilità di confrontarsi con ruoli mai affrontati, a dimostrazione di una crescita che non mira al solo box office, ma alla ricerca di un linguaggio nuovo.

 Fabio, state abituando il pubblico a un altro tipo di commedia…

 Si,il tentativo è proprio quello. Questo è un film di Alessandro Genovesi, orami siamo quasi al quarto  insieme e io mi trovo assolutamente a mio agio. È un modo diverso di proporre la commedia, è più internazionale, meno “facile”. Quello che auspichiamo è che questo riscontro sia registrato però soprattutto in Italia.

 Si avverte una certa “familiarità” nel cast, non trovi?

 Sì, proprio come una soap opera, verrebbe da dire. Gli attori sono quelli, in questo caso un gruppo consolidato da film precedenti. Alessandro venendo dal teatro ama lavorare con una sorta di compagnia e all’interno di questa compagnia, di volta in volta vengono innestati nuovi arrivi, fra cui Ricky Memphis ed Elisa Sednaoui che addirittura arriva dalla Francia. La complicità che si vede sullo schermo poi sfocia in un’amicizia che da una resa maggiore sul set.

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 Quanto il lavoro con Genovesi ha contribuito a trasformarti da quel “comico di reazione” degli inizi ad attore sentimentale della commedia italiana?

 Il mio personaggio, Francesco, tiene un po’ in piedi tutta la commedia. È la boa un po’ “melò”, sentimentale, attorno cui si svolge la vicenda comica degli altri personaggi. Per me è una novità, perché in genere faccio cose più virate alla comicità pura. È piacevole, perché è un modo per provare a muoversi all’interno del linguaggio della commedia, provando a proporre altre sfumature. Anche per non annoiarsi e non annoiare. Il lavoro con Alessandro secondo me è riuscito bene, mi ha accompagnato in una crescita soprattutto da questo punto di vista.  Spero il pubblico apprezzi quest’operazione.

 Come si concentra Fabio De Luigi quando è sul set, o si rilassa quando non recita?

 Mi piace cucinare. Come chiunque viva in questo paese, ho un rapporto particolare con il cibo. Dico solo che in casa mia ho la cucina della scenografia de Il peggior Natale della mia vita. Sono proprio appassionato. Vidi quella volta questa cucina a gas meravigliosa e la comprai, perché in assoluto cucinare mi aiuta a pensare meglio alle cose che devo fare, o a non pensare, a seconda dei casi.

 Un episodio particolare dei tuoi momenti culinari?

 Di recente sono stato invitato da Carlo Craccoa Milano. È stato un viaggio interessante. Non sono un gran “gourmet”, non vado per locali, ristoranti o cose così spesso. Però quando entri da Cracco, capisci perché lui è Carlo Cracco. Ha ospitato me e mia moglie nel suo ristorante a Milano, Cracco. Mi ha fatto accomodare in una stanza più piccola e riservata all’interno delle cucine. È stata veramente una serata indimenticabile.

Gaia Martignetti