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È tra i protagonisti di Anime Nere, terzo film di Francesco Munzi acclamato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, amato da una critica compattissima e da un pubblico che ha premiato un’opera difficile, di cinema indipendente, una di quelle operazioni meramente artistiche che non strizzano l’occhio alle masse. Un film duro, asciutto, crudo, calabrese oserei, perché incarna a pieno il carattere severo di quella bella terra e dei suoi abitanti, che raramente si concedono a urla e strepiti o a eccessivi sentimentalismi ostentati. La Calabria è una terra meravigliosa, dura, che non mente anche se poco rivela, come si ha modo di vivere con questo bellissimo film, come si coglie in tutte le espressioni e i segni del volto dei personaggi. Un cast eccezionale, una perfetta amalgama di voci e narrazioni dirette in maniera esigente e raffinata. Peppino interpreta uno dei tre fratelli protagonisti, Rocco, colui che investe i ricavi dei traffici di droga in operazioni più o meno pulite. Il fratello imborghesito, colui che ricicla il denaro sporco e che poco si sporca le mani. I nuovi criminali, insomma, quelli che vivono al Nord e fanno gli imprenditori lasciando agli altri l’esposizione.  

Quali sono i tuoi prossimi impegni, dove avremo ancora la possibilità di vederti?

Ho appena finito di girare “Un mondo nuovo-Altiero Spinelli” una biopic per la televisione che andrà in onda a fine novembre. Con la regia di Alberto Negrin. Nel 1941, mentre il Nazifascismo trionfava conquistando l’Europa, in una piccola isola sperduta del Mediterraneo, Ventotene, uno sparuto gruppo di giovani lì confinati dal regime fascista, elabora un’utopia: l’idea di un’Europa libera, in pace e democratica, unita in uno stato federale. I protagonisti sono giovani uomini e donne perseguitati dal regime mussoliniano, ma eretici rispetto ai partiti e alle ideologie del resto del fronte antifascista. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, Ursula Hirshmann e Ada Rossi nei giorni bui del trionfo del nazifascismo scrivono in segreto un libricino che ancora oggi è la pietra miliare per la costruzione dell’Europa unita: Il Manifesto di Ventotene. Il film è il racconto di questa avventura non solo intellettuale, ma fatta di difficili scelte, di rischi, di azioni combattive, di un lungimirante coraggio. Soprattutto è la storia di un’amicizia fra tre uomini di eccezionale levatura intellettuale e morale. Devo dire che, con il cast, confinati alle Tremiti, fuori stagione, si sono creati davvero dei forti legami tra noi tutti. Una bella esperienza, sicuramente. Un viaggio nel viaggio che speriamo di ripetere con nuovi progetti.

Poi riprenderemo a girare Montalbano, quel cast, ormai, come si può immaginare, è per me come una famiglia. Nessun impegno teatrale, ma ci sono vari progetti in cantiere.

Il cibo e la tua vita. Che rapporto avete? Hai un aneddoto da raccontare legato alla tua carriera? images/phocaopengraph/Peppino-Mazzotta-Luca-Zingaretti-commissario-montalbano-tarallucci-e-vin-infoodation.jpg

Il cibo non è una componente molto importante della mia vita. Spesso mangio per nutrirmi. Certo, riconosco il valore di alcuni piatti preparati in maniera eccelsa, come quando in Sicilia durante le riprese abbiamo il piacere di mangiare da Ciccio Sultano (2 stelle Michelin). Ma, mangiare male non mi cambia l’umore, come accade, ad esempio alla mia compagna, Monica. Lei si arrabbia proprio se mangia male. Io non sono così. Però, a casa, cerchiamo di stare attenti alla provenienza dei prodotti che acquistiamo, l’olio lo prendiamo da produttori amici, se troviamo qualche cantina particolare acquistiamo scorte di vino. Preferiamo verdure biologiche o comunque a km0. Stiamo attenti, per quanto possibile, ai prodotti che scegliamo per la nostra tavola. Io provengo da una famiglia di contadini che hanno sempre sostenuto con le proprie coltivazioni il nutrimento familiare, conosco bene la differenza tra prodotti di filiera e quelli presi direttamente dall’orto. Ma, vivendo in città non sempre ci si può alimentare come si dovrebbe. Certo, quando mangio a casa dei miei, i cibi hanno un sapore differente, questo è indubbio. Si ammazza ancora il maiale e quei salumi hanno davvero un altro gusto, non c’è paragone con quelli acquistati. 

Riguardo al lavoro, durante le riprese di Anime Nere ad Africo, ci hanno portato su in montagna a mangiare la capra, come si fa in più di una scena del film. La cucinano alla griglia, ha un sapore forte, l’avevo già mangiata, sono calabrese, del resto, avevo già avuto modo. 

Invece durante le riprese di Montalbano, in Sicilia, la cosa che più mi colpisce è la bontà del pescato. Pezzature enormi, la carne sempre tenera e squisita. L’impasto del pesce al sale fatto ancora col bianco d’uovo che necessita dello scalpello per essere rimosso. E poi, oltre al pesce i primi, i dolci. La cucina siciliana è paradisiaca.

 

Quale è il tuo piatto preferito?

 Dopo tutto questo osannare la cucina siciliana, devo confessare che la cosa che più mi fa gola è la fregola sarda. Cucinata in tutti i modi, col pesce, con le verdure. Ne sono goloso in una maniera assurda. È l’unica pietanza che potrei continuare a mangiare a oltranza, fino a scoppiare. Anche la pasta con la ricotta mi fa impazzire e il baccalà. Insieme a tante altre cose, a ben pensarci, ma al primo posto resta la fregola, questo è sicuro.

Carmen Vicinanza