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 Luca, di cosa parla il tuo nuovo film, La scuola più bella del mondo?

 L.M.: Parlo dell’incontro tra due scuole, una del Nord e una del Sud, e delle loro differenze. Ma, alla fine, si capisce che la scuola più bella del mondo, in sostanza, è quella che riesce a unire le cose buone di entrambe le scuole, quella del Nord e quella del Sud.

Il film segue il discorso già intrapreso con Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord sul prendere in giro stereotipi e dicerie tra Nord e Sud, ma stavolta va oltre, con una riflessione sulla scuola italiana.

E parlando sempre di scuola, seguendo la filosofia green di EXPO 2015 che sta coinvolgendo anche le scuole, quanto è importante introdurre l’educazione alimentare a scuola? Può la scuola cambiare le abitudini di una famiglia partendo dai ragazzi?

L.M.: Assolutamente si. È la scuola che educa, quindi qualsiasi progetto deve iniziare a scuola e continuare a casa. Basterebbe mangiare meno, più sano, cose più semplici.

Nei tuoi film ti diverti a smontare le dicerie su nord e sud: ma se dovessi scegliere tra il cibo del nord e il cibo del sud, tra sughi bianchi e sughi rossi, quale piatto pensi potrebbe rappresentare il simbolo gastronomico di tutto lo stivale?

L.M.: La pastiera! Ma perché piace a me (ride, ndr)

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Christian, cosa hai apprezzato di più della tua esperienza a Napoli? Il cibo?

C. De Sica: Il rapporto con i ragazzini. Dai ragazzi sul set ho avuto una frustata di vitalità. Ho imparato tantissimo dai ragazzi napoletani. E si per il cibo. Ho preso 9kg a forza di mangiare. Il mio piatto preferito? La parmigiana di melanzane.

Parliamo di scuola e cibo: quanto è importante introdurre l’educazione alimentare nei programmi didattici?

C. De Sica: Eeeh, non me lo dovete domandare a me, io so’ un magnone (ride, ndr). Però di sicuro vanno tolte le merendine, sono da abolire. Meglio un panino col prosciutto, una frittatina fatta in casa, cose sane. Si dovrebbe mangiare di meno in generale, ma almeno si può iniziare eliminando le merendine che fanno male a tutti.

 Rocco, da dove nasce l’idea di parlare della scuola?

R. P.: Oltre il comico c'è un po' di retrogusto amaro per una sgarrupatezza generale della scuola che si e' allontanata dalla dimensione giovanile e ha perso il senso dell'insegnamento. Il film vuole essere un campanello di allarme per la società. La scuola e' importante, è da ragazzi che si impara ad essere grandi. Anche gli insegnanti devono essere pagati di più, essere di nuovo motivati, riacquisire prestigio.

Ma qual è la scuola più bella del mondo?

R.P.: È quella che riunisce i lati positivi del nord con quelli del sud, il calore e la creatività del sud con l’organizzazione e l’efficienza del nord. Dobbiamo essere come uno shaker: solo se ci mescoliamo riusciamo a creare qualcosa di grande.

Parliamo di cibo e integrazione culturale, allora: se potessi fare un menù con un piatto di ciascuna regione, quali sceglieresti?

R.P.: Solo piatti napoletani!

Calore dal sud e organizzazione dal nord, piatti tipici e zero merendine.

Una filosofia che dovremmo abbracciare tutti, non solo tra i banchi di scuola.

 

Mariachiara Palermo