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Abbiamo incontrato, in occasione della conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo film Il Professor Cenerentolo, Leonardo Pieraccioni,  “grullo” ( parola che ama per definire la sua comicità divertente nei film ) ma al contempo, decisamente coerente con se stesso e con il suo percorso da regista sempre fortemente motivato: << Io mi diverto, non ho hobby se non quello di fare un film ogni due anni. Evidentemente il trucco è quello: fare la cosa che diverte a te senza starci a pensare.. non c’ho mai pensato neanche quando mi dicevano che facevo lo stesso film da vent’anni, anzi mi sembrava di aver inventato la “pizza”, un qualcosa che funziona negli anni, perché gli incassi sono stati sempre eccezionali>> spiega il regista che debuttò con “I laureati” e confermò il successo con Il ciclone nel 1996 per citare soltanto i suoi primi lavori.

L’idea del film Il professor Cenerentolo gli è venuta in mente quando ha presentato un film nel carcere di Prato; dopo la presentazione c’è stato un buffet e si trovava a parlare  con le persone non sapendo se erano invitati esterni o carcerati. Cercava di capire dalle conversazioni se erano di passaggio oppure “ospiti”. << Ho applicato questa sensazione all’incontro che il mio personaggio Umberto fa con la protagonista Morgana ( Laura Chiatti ). Nel film infatti lei equivoca e pensa che io lavori nel carcere e non che ci sia recluso >> spiega Pieraccioni.

L’idea del film è nata a un buffet; cosa pensi del cibo come fonte di “creatività” cinematografica?

L. P. : Con Domenico ( ndr Costanzo, sceneggiatore del film insieme a Giovanni Veronesi e Leonardo Pieraccioni ) abbiamo scritto tutta la scaletta del film in una trattoria, se avessimo cambiato trattoria non ci sarebbero venute idee; sicché in quell’angolino lì nella trattoria che si chiama “I Giova” di Firenze abbiamo scritto tutto il film e tutte le volte che si andava a pagare si diceva mi raccomando se il film va bene noi siamo stati bravi, se il film va male vuol dire che la trippa era scaduta; anzi, le cose nate a tavola se hanno questo tipo di combustione, complice un vino particolare, sono le cose più eccezionali; oppure altresì se tu scrivi e qualcosa non ti torna, fai pausa e vai a mangiare e quella cosa “compare”, come una sorta di digestione. Anche nella storia del cinema la tavola ha una storia rilevante.

Consiglieresti a tua figlia (che ha un piccolo cammeo nel film) di intraprendere la carriera di attrice?

L.P. :  Io lo dico sempre, sarebbe bello aprire una gelateria a Firenze invece di fare l’attrice perché è un lavoro molto faticoso; o sei molto motivato come lo eravamo noi perché siamo “grulli” di natura e per noi era un’esigenza fisica e totale…. io infatti facevo il magazziniere e lavoravo nei cabaret; ma se deve farlo solo perché lo vede fare al babbo e alla mamma allora sarebbe meglio la famosa gelateria “Bella Napoli”.

Qual è il tuo rapporto con il cibo?

 L.P. : Di amore e di odio. Amore perché mi piace mangiare e vorrei mangiare il triplo di quello che mangio e l’odio per il fatto proprio che mi devo contenere se no riprendo i tre chili come li ho presi ultimamente. E mi piace tutto, proprio tutto, tranne il baccalà mantecato.

 

Gloria Esposito