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Struggente, malinconico, ma sempre con uno sguardo alla speranza. E' così che si potrebbe sintetizzare La Tenerezza, nuovo film di Gianni Amelio con un cast d'eccezione. Grande ritorno in scena di Renato Carpentieri, diretto proprio da Amelio l'ultima volta nel 1990 con Porte Aperte, assieme ad Elio Germano, Giovanna Mezzogiorno, Micaela Ramazzotti, Arturo Muselli, Maria Nazionale, che con le loro abilità recitative riescono a mettere in scena l'ordinario senza scadere nell'ordinario.

Leggi tutto: Il sapore come il sentire 'La tenerezza'. Incontro con Giovanna Mezzogiorno e Gianni Amelio

Il 15 aprile saranno 50 anni dalla morte del Principe Antonio De Curtis in arte Totò. Principe dei comici e Principe degli attori. L’assurdo Totò, l’umano Totò, il matto Totò, il dolce Totò come recita l’incipit cantato da Domenico Modugno nel Capolavoro Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini: i mille volti di una maschera multiforme ma che ha rappresentato la storia del Teatro, del Cinema, della Rivista e dello Spettacolo italiani.

Leggi tutto: Oggi 50 anni senza Totò. Il ricordo tra film e gli eventi Totò: l'Arte e l'Umanità

Gianni Valentino, giornalista e scrittore nato a Napoli, ha esordito poco più di un anno fa come poeta con il libro “Le piume degli angeli scemi”. Lo abbiamo intervistato per scoprire la sua ispirazione e la sua esperienza come giornalista-scrittore, descritta bene nel suo libro, che è sostanzialmente un’autobiografia, alla scoperta delle emozioni, e le reminiscenze dettate dalla sensorialità, elemento imprescindibile della sua poetica. 

Leggi tutto: Le piume degli angeli scemi, un’autobiografia sensoriale: l’ intervista a Gianni Valentino

È andato in scena dal 21 al 26 febbraio, al teatro Bellini di Napoli, lo spettacolo Casa di Bambola, diretto da Andreé Ruth Shammah. La piéce è tratta dall'opera di Henrik Ibsen, e vede come protagonisti Filippo Timi, che per l'occasione si fa in tre nei ruoli dell'avvocato Torvald Helmer, il dottor Rank e il perfido procuratore Krogstad, e Marina Rocco, nei panni della civettuola e smorfiosa Nora Helmer.

Il testo, tutt'oggi di una contemporaneità disarmante, pone la classe media difronte alle effimere frivolezze della società borghese, dei suoi vacui perbenismi e la sua costante ricerca di felicità. Ma la vita non si svolge in una casa di bambole, dove ogni leziosità è adeguatamente sistemata nel posto più giusto e dove la quotidianità è scandita dall'agghiacciante perfezione dei gesti. La vita vera è fatta di sentimenti veri, debolezze vere e vizi, come quelli che la capricciosa Nora è sempre pronta ad assecondare. Suo marito Torvald l'ama immensamente, completamente soggiogato dalle sue smancerie e dalle sue malizie, che cerca di soddisfare ogni sua più assurda richiesta, pur che rientri nella sfera dell'agire onesto e moralmente concepibile. Ma Nora, anche se non ne è ancora consapevole, è capace di soddisfare ogni suo desiderio e di mettere a punto ogni progetto minuziosamente ordito, che sia quello di ingozzarsi di amaretti, che tanto ama, di nascosto o quello di chiedere un prestito, falsificando la firma di suo padre, pur di salvar la vita a suo marito. 

Nora è uno zucchero, completamente glassata nei suoi abitini pastello: è dolcezza distillata allo stato puro. Con le sue moine e la sua seduzione è capace, rapportandosi in maniera diversa con ciascuno, si intende, di far venire l'acquolina in bocca a tutti gli uomini che le gravitano attorno. Così Timi che interpreta l'avvocato suo marito (convinta di possederla in quanto moglie), il dottore amico di famiglia (che da sempre l'ama segretamente), e il procuratore Krogstad (che la ricatta meschinamente), incarna in sé il prototipo maschile, forte delle sue convinzioni di superiorità nei confronti di una criaturina fragile e delicata come Nora. Fino a che non si giungerà al confronto finale, quello dal quale la protagonista si aspetta che accada qualcosa di meraviglioso (ovvero che il marito riesca ad assumersi le sue responsabilità, la perdoni ignorando l'etichetta senza temere il giudizio altrui). Quella cosa meravigliosa che non accadrà, e proprio non accadendo, spingerà la tenerissima mangiatrice d'amaretti a prendere una decisione inaspettata: ovvero lasciare figli e marito, pur di rinnegare per sempre le regole del perbenismo che governano l'universo borghese. Nora è una donna, che con un pizzico di incoscienza, ha commesso uno sbaglio, ma lo ha fatto per amore, quando realizza che il marito non comprenderà mai come ogni suo gesto sia stato dettato dai sentimenti nei suoi confronti, quello stesso amore svanisce nel nulla. Nonostante la reputazione di Torvald sia salva, grazie alla mediazione della signora Linde, amica di vecchia data di Nora (interpretata da una più che convincente Mariella Valentini), Nora d'improvviso, perde tutta la sua dolcezza, passando dall'amaretto all'amarezza in uno schioppo di dita. 

La prova attoriale dei due protagonisti coinvolge all'inizio, ma perde un po' di corda durante lo spettacolo, per riesplodere poi più convincente nella scena finale dell'abbandono. Bravi in scena anche la già citata Mariella Valentini e Andrea Soffiantini, negli insolit panni della balia che compare in scena parlando per massime di vita. Shammah sceglie una regia curatissimi, in ogni dettaglio più infinitesimale, dalla scenografia, che in ogni leziosità riflette l'impeccabile immagine di una casa plastica, con tutti quei velluti rosa e verdi, pronta ad intrappolare nel suo fredde pareti perbeniste le sue bambole sciagurate.

Anche la cerimonia degli Oscar perde di solennità e diviene un siparietto comico. Un'edizione certamente controversa quella degli Academy Awards targata 2017. Tra premi non ritirati per protesta e film dichiarati vincenti per errore, il Dolby Theatre si ricopre di ridicolo. E così, il pubblico, almeno, trova consolazione in leccornie che piovono dal cielo.

Leggi tutto: Oscar 2017: piovono ciambelle al Dolby Theatre

È andato in scena dal 21 al 26 febbraio, al teatro Bellini di Napoli, lo spettacolo Casa di Bambola, diretto da Andreé Ruth Shammah. La piéce è tratta dall'opera di Henrik Ibsen, e vede come protagonisti Filippo Timi, che per l'occasione si fa in tre nei ruoli dell'avvocato Torvald Helmer, il dottor Rank e il perfido procuratore Krogstad, e Marina Rocco, nei panni della civettuola e smorfiosa Nora Helmer.

Il testo, tutt'oggi di una contemporaneità disarmante, pone la classe media difronte alle effimere frivolezze della società borghese, dei suoi vacui perbenismi e la sua costante ricerca di felicità. Ma la vita non si svolge in una casa di bambole, dove ogni leziosità è adeguatamente sistemata nel posto più giusto e dove la quotidianità è scandita dall'agghiacciante perfezione dei gesti. La vita vera è fatta di sentimenti veri, debolezze vere e vizi, come quelli che la capricciosa Nora è sempre pronta ad assecondare. Suo marito Torvald l'ama immensamente, completamente soggiogato dalle sue smancerie e dalle sue malizie, che cerca di soddisfare ogni sua più assurda richiesta, pur che rientri nella sfera dell'agire onesto e moralmente concepibile. Ma Nora, anche se non ne è ancora consapevole, è capace di soddisfare ogni suo desiderio e di mettere a punto ogni progetto minuziosamente ordito, che sia quello di ingozzarsi di amaretti, che tanto ama, di nascosto o quello di chiedere un prestito, falsificando la firma di suo padre, pur di salvar la vita a suo marito. 

Nora è uno zucchero, completamente glassata nei suoi abitini pastello: è dolcezza distillata allo stato puro. Con le sue moine e la sua seduzione è capace, rapportandosi in maniera diversa con ciascuno, si intende, di far venire l'acquolina in bocca a tutti gli uomini che le gravitano attorno. Così Timi che interpreta l'avvocato suo marito (convinta di possederla in quanto moglie), il dottore amico di famiglia (che da sempre l'ama segretamente), e il procuratore Krogstad (che la ricatta meschinamente), incarna in sé il prototipo maschile, forte delle sue convinzioni di superiorità nei confronti di una criaturina fragile e delicata come Nora. Fino a che non si giungerà al confronto finale, quello dal quale la protagonista si aspetta che accada qualcosa di meraviglioso (ovvero che il marito riesca ad assumersi le sue responsabilità, la perdoni ignorando l'etichetta senza temere il giudizio altrui). Quella cosa meravigliosa che non accadrà, e proprio non accadendo, spingerà la tenerissima mangiatrice d'amaretti a prendere una decisione inaspettata: ovvero lasciare figli e marito, pur di rinnegare per sempre le regole del perbenismo che governano l'universo borghese. Nora è una donna, che con un pizzico di incoscienza, ha commesso uno sbaglio, ma lo ha fatto per amore, quando realizza che il marito non comprenderà mai come ogni suo gesto sia stato dettato dai sentimenti nei suoi confronti, quello stesso amore svanisce nel nulla. Nonostante la reputazione di Torvald sia salva, grazie alla mediazione della signora Linde, amica di vecchia data di Nora (interpretata da una più che convincente Mariella Valentini), Nora d'improvviso, perde tutta la sua dolcezza, passando dall'amaretto all'amarezza in uno schioppo di dita. 

La prova attoriale dei due protagonisti coinvolge all'inizio, ma perde un po' di corda durante lo spettacolo, per riesplodere poi più convincente nella scena finale dell'abbandono. Bravi in scena anche la già citata Mariella Valentini e Andrea Soffiantini, negli insolit panni della balia che compare in scena parlando per massime di vita. Shammah sceglie una regia curatissimi, in ogni dettaglio più infinitesimale, dalla scenografia, che in ogni leziosità riflette l'impeccabile immagine di una casa plastica, con tutti quei velluti rosa e verdi, pronta ad intrappolare nel suo fredde pareti perbeniste le sue bambole sciagurate.

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