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E fu così il giorno di Napoli-Frosinone. E così siamo giunti all’epilogo di questa nostra rubrica. Abbiamo girato in lungo e largo l’Italia alla ricerca di storie, aneddoti e curiosità che riguardassero piatti più o meno noti. Abbiamo messo in sfida ricette intoccabili, modi popolari, credenze e culture. E così come il Napoli si allena fisicamente e mentalmente per la sfida che decide la stagione, così noi ci prepariamo a questo scontro con la classica concentrazione di sempre. Un degno epilogo che non poteva non chiudersi in bellezza, con quel tocco dolce sul palato portato tanto metaforicamente quanto pragmaticamente da questi due indubbi protagonisti.

 

La Pastiera

Se dobbiamo chiudere dobbiamo farlo con tanto di fuochi d’artificio annessi. Spesso in queste pagine abbiamo parlato di storie scisse tra realtà e finzione, racconti che riempivano la propria essenza di sfumature da sogno.
Questa volta no. Questa volta vogliamo premiare un racconto assolutamente leggendario, privo ovviamente di ancoraggio sulla terra ferma ma così pregno di significato da brillare di una luce molto particolare. Forse perché parliamo della regina dei protagonisti: Partenope.
Pare infatti che la sirena più amata dai napoletani avesse fissato la propria dimora tra Posillipo ed il Vesuvio, incantata dal panorama. Ogni primavera emergeva dalle acque per salutare la popolazione con canti melodiosi.
Gli abitanti colpiti fortemente da questi suoni così soavi decisero di regalare alla sirena quanto di più prezioso avessero: la farina, come potenza della campagna; le uova, come la vita che si rinnova; la ricotta, come pensiero dei pastori; l’acqua di fiori d’arancio come espressione di felicità della terra stessa; lo zucchero, per compensare con un prodotto la sua dolcezza; il grano, augurio di prosperità.
La Sirena visibilmente contenta decise di inabissarsi con tutti i doni al seguito che pose alla volontà degli Dei. Questi ultimi unirono tutti gli ingredienti e diedero vita a quello che è uno dei prodotti più apprezzati dai napoletani.
La sua dolcezza, priva di radici stucchevoli, è un perfetto traguardo per chi decide di premiarsi con determinate emozioni e sensazioni organolettiche. Un dolce equilibrato e piacevolissimo, un team di sapori ed odori che ha fatto scuola in giro per le cucine.

 

La Pigna

Anche la Pigna è un dolce tipico pasquale, tipico di Frosinone e di tutta la ciociaria.
In realtà, non per fare i soliti patriottici, ma questo dolce ha origini napoletane in quanto veniva conosciuto e preparato in quella parte della regione che faceva parte del Regno di Napoli, a differenza della parte Nord appartenente allo Stato Pontificio che invece ne ignorava i metodi di preparazione.
Metodi che tra l’altro non erano proprio non dei più semplici e comodi. La tradizione vuole infatti che questo lievitato venisse preparato con lievito naturale da più donne che si davano il cambio per quattro giorni.
Un lavoro abbastanza estenuante che solo negli ultimi tempi ha visto un alleggerimento del carico grazie al lievito in polvere, a discapito però degli odori e dei sapori tipici custoditi gelosamente nel cuore delle signore più anziane della città.
Ma come si prepara questa pigna?
A prima vista potrebbe ricordare il panettone; ma mentre l’impasto è costituito da uova, farina, zucchero e canditi e da aromi come arancia e limone, l’intera superficie sovrastante è ricoperta da una glassa di chiare d’uovo e zucchero con confettini di zucchero colorato a conferire vivacità all’insieme.

Massimiliano Guadagno