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Nella classifica il Napoli è avanti di sole tre lunghezze, nella cucina è una sfida geografico-culturale prima ancora che gastronomica. Questa volta abbiamo scelto per voi due primi piatti abbastanza rappresentativi, fotografia d’altri tempi di un preciso periodo storico vissuto con diversa sensibilità. Scopriamoli assieme

Risi e bisi
Il Chievo scende in campo con ingredienti dalla spiccata personalità. Il piatto infatti non è catalogabile né come risotto né come minestra, ed ogni suo elemento che affronta la sfida strizza l’occhio al green e seguendo gli schemi del 500, quando questa portata veniva preparata per celebrare la festa di San Marco. Una delle tante ricette prevede il supporto del brodo di pollo a conferire maggiore spessore alla manovra offensiva, che tra l’altro può contare, anche su carote, cipolle, prezzemolo, oltre che sul tandem d’attacco riso e piselli.  Proprio questi ultimi sono estremamente versatili e possono fare la differenza: se presente di dimensioni grosse può dare consistenza al piatto, mentre se di minor grandezza crea una piacevole crema.

Pasta e patate
Ma il Napoli non è da meno, affrontando il match con qualità ma soprattutto quantità. Pasta e patate è un cult della tradizione gastronomica più popolare, diffusa nel XVII secolo tra gli strati più bassi della popolazione.
Al giorno d’oggi invece è un piatto paradossalmente ancora più popolare, in quanto si adatta magnificamente a diverse rivisitazioni. La ricetta originale prevede addirittura l’utilizzo della scorza di parmigiano per recuperare gli avanzi di determinati alimenti, mentre uno degli schemi più diffusi la vede bellamente adagiata in forno, con provola e pancetta a fare la parte del leone per cercare di vincere qualsiasi partita. Insomma, tanta sostanza in mezzo al campo, con ingredienti magari che non giocano di fino ma che mettono in mezzo alla tavola veracità, passione e soddisfazione nelle architetture delle manovre.

Massimiliano Guadagno