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Pur essendo molto distanti calcisticamente parlando, Bologna e Napoli sono fortemente legate da una passione viscerale per il cibo. E noi di inFOODation vogliamo sottolineare questo legame proponendo due grossissimi condimenti, di cui già ve ne avevamo parlato nel match contro il Genoa ma dalla nostra parte della barricata. Dopo l’ “abbuffata” natalizia dei dolci ritorniamo ai bei sughi che non vorremmo abbandonare mai nella vita. Altro big match, riscaldate la vista (e tenete a freno la salivazione)

 

Ragù alla Bolognese

Ritorna probabilmente il simbolo dei primi piatti, e anche se cambia sponda il risultato di maestosità non cambia. Se fossimo nati nel XIX secolo avremmo commesso un grossolano errore nella frase precedente: il ragù alla bolognese non nasce infatti come primo, bensì come secondo. A quei tempi non era raro osservare fiotti di soldati cibarsi di questa prelibatezza nelle trincee, magari accompagnandolo a mò di scarpetta con un po’ di pane. Fu solo Pellegrino Artusi (il Dante Alighieri della storia della cucina) che ha la saggia ideaa di aggiungerci della pasta secca. A conferma del suo passato illustre e della sua capillare diffusione in tutto il mondo, nell’ Ottobre del 1982 la delegazione di Bologna dell'Accademia italiana della cucina depositò presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna la ricetta ufficiale, che manco a dirlo nei suoi ingredienti è una valanga di odori, sensazioni ed emozioni. Giusto per fare un po’ di nomi: polpa di manzo, sedano, pancetta, carota, olio d’oliva, addirittura latte e panna. Una rosa enorme, ognuno dei quali però perfettamente connesso con gli altri elementi per un risultato deciso e squisito.



La Genovese

La storia del piatto meno ligure che esista nonostante il nome è degna di un giallo alla Sherlock Holmes. Come è possibile che uno dei protagonisti indiscussi della domenica all’ombra del Vesuvio sia stato chiamato facendo riferimento a tutt’altra città? Non esiste ancora oggi una spiegazione storicamente certa, ma noi ci divertiamo a spulciare tra gli archivi. Alcuni pensano che la denominazione derivi al pullulare di cuochi genovesi che si trovavano a Napoli nel periodo aragonese. Altri ad un particolarmente abile chef partenopeo che era stato battezzato dal folklore come “o’genoves”. Altri ancora fanno capo al francese: il nome “genovese” non deriverebbe da Genova bensì da Geneve, termine con il quale i francesi chiamano Ginevra, la città svizzera.
Nemmeno la data può darci riferimenti. E’ vero che ufficialmente si parla di questo sugo dal 1839 ma è pur vero che in un antichissimo ricettario napoletano del XIV secolo si parli di "De tria ianuensis", cioè la tria (un tipo di pasta) genovese, con tanto di carne e cipolle associate. Insomma, qualunque sia la soluzione dell’enigma a noi interessa sapere che ogni Domenica possiamo leccarci i baffi assistendo alle giocate sensoriali di un team d’eccezione, dove la cipolla e la carne prendono in groppa gli altri giocatori per condurli alla vittoria.

Massimiliano Guadagno