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Dopo lo stop contro la Roma, è lecito aspettarsi un ritorno in pompa magna del Napoli di Sarri, che deve non solo puntare a quell’ Inter che guarda tutti dall’ alto in basso ma anche ad una inquietantissima risalita della Juve, a soli due punti da Higuain e soci. Dal punto di vista gastronomico i due piatti invece sono semplici ma ricchi di tradizione, passione e storia con quello napoletano dal misterioso nome “osé”.

 

Casoncelli della Bergamasca

Antichissima pasta ripiena tardo rinascimentale con delle origini molto diverse da quelle attuali. Infatti se le aveste mangiate prima del XIX secolo avreste trovato al loro interno minuscoli cubetti di candito, mandorle e pere a differenze della variante quotidiana che predilige carni suine e bovine.
Il sapore ultimo resta comunque agrodolce, grazie al sapiente uso di pepe, cannella e noce moscata oltre a varie erbette nell’ impasto.
Non a caso esiste anche una versione dolciaria che prevede un ripieno di frutta e marmellata, mentre il casonsei viene fritto e servito con zucchero a velo.
Insomma, un team variegato e variopinto, con caratteristiche camaleontiche capaci di adattarsi ad ogni circostanza e avversario.

 

Spaghetti alla puttanesca

Più noti come “aulive e cchjapparielle” (olive e capperi),sono preparati con un sugo a base di pomodoro, olio d’oliva, aglio, olive nere di Gaeta, capperi e origano.
Piatto tanto semplice quanto dalle origini misteriose: non si riesce ancora a comprendere infatti da dove derivi quel “particolare” epiteto. Alcuni studiosi lo fanno risalire ad un piatto preparato dal proprietario in una casa di appuntamenti nei Quartieri Spagnoli per rifocillare gli ospiti. Altri invece lo antropomorfizzano, adducendo a insolite somiglianze cromatiche tra gli abiti delle donne di facili costumi a quelle del piatto, ambedue molto forti visivamente.
Da segnalare la versione della storica Jeanne Caròla Francesconi, creatrice della “bibbia” della cucina napoletana in termini di ricettario, che fa risalire il nome al pittore Eduardo Colucci che ribattezzò la "vecchia" pasta alla Marinara.
Come in casi analoghi, qualunque sia il motivo va sottolineata la grandezza di questa ricetta, dove un’oliva estremamente abile nel gioco individuale riesce a spingere la classica “squadra del pomodoro” in intensità e profondità di gusto.

Massimiliano Guadagno