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Per Napoli - Milan, tutto per tutto. E’ quello che i giocatori del Napoli devono fissarsi in mente dopo le debacle con Juventus prima e Villareal poi. La squadra di Sarri tuttavia non sembra risentire almeno sul piano del gioco di una leggero rallentamento psicofisico, anche se la prova del nove sarà proprio la sfida contro il team di Berlusconi che sembra aver trovato le giuste motivazioni.
Sulla tavola invece è tutta un’altra storia. Si sfidano altri due pilastri della cucina italiana, tutti e due a base di riso (ed entrambi buonissimi).
Chi avrà dunque la meglio?

 

Sartù di riso

Ci sono alimenti che colpiscono al primo sguardo (o al primo assaggio). Ma questo non è il caso del riso, portato dalle navi Aragonesi nel XIV secolo in una città che ha ampiamente preferito la pasta.
E’ vero, indubbiamente saziava e non era nemmeno troppo caro tuttavia era un alimento quasi medicamentoso, prescritto dai dottori in caso di infezioni gravi o colera. Dunque l’infausta associazione con la sfera medica ha portato a tenere il riso a debita distanza ed a denominarlo poco simpaticamente “sciacquapanza” o “sciacquabudella”.
Devono passare ben quattro secoli prima che, con l’arrivo degli storici chef delle coorti francesi, i Monsù, che dovevano cercare il modo di far piacere anche ai napoletani un cibo che in Francia stava riscuotendo grosso successo. Ed allora come incontrare i gusti dei napoletani? Facile, con una forte abbondanza. Ed ecco dunque che sopra (sur-tout, in cima a tutto) al riso cotto venivano aggiunte le melanzane fritte, i piselli e le polpettine.
Fu un successo su tutta la linea, tanto che divenne un piatto molto ricercato tra i nobili partenopei. Calcisticamente ricorda molto quelle squadre partite dal basso ma che, grazie ad ingenti investimenti economici, riesce a potenziarsi di grandi campioni e competere ad alti livelli.

Risotto alla milanese

Ben diversa la storia per il nord. Il risotto alla milanese è un piatto conosciuto dagli arabi fin dal medioevo, quando il riso pilaff fu cucinato con lo zafferano.
La questione si fa però interessante quando la storia “certifica” una leggenda con una data precisa: 8 Settembre 1574. Secondo un manoscritto presente nella biblioteca Trivulziana infatti un certo Mastro Valerio di Fiandra, responsabile delle vetrate del Duomo, era aiutato da un assistente denominato simpaticamente “Zafferano” per la sua mania di inserire questa spezia nei colori in modo da renderli più accesi. Forse per gelosia, questa sua peculiarità lo portò ad alterare non solo una miscela ma anche un piatto, il riso al burro che venne servito il giorno delle nozze della figlia di Valerio.
Quello che accadde dopo fu storia. Anzi proprio dalla storia estrapoliamo un importante testo di cucina, risalente al 1829: il Nuovo Cuoco Milanese scritto da Giovanni Felice Luraschi, dove si parla proprio di "riso giallo".
E' così che questo colore viene associato anche cromaticamente alla città di Milano, alla sua maestosa opulenza che è stato un punto di riferimento per tutti gli anni a venire.

Massimiliano Guadagno