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Perché? Ecco se potessimo riassumere l’intero articolo in una parola questa non potrebbe che essere una domanda. Non esiste quindi un esito chiarificatore, non vogliamo (né possiamo) farci portavoce di una spiegazione esaustiva. 

Eppure il fenomeno che si sta diffondendo a macchia d’olio soprattutto su Facebook (ma in generale su tutto il web) sta iniziando ad assumere contorni inquietanti.
E’ molto facile infatti imbattersi, tra una critica serrata ai “mangiatori di carcasse di animali” e una offesa al sistema mondiale, in delle vere e proprie ricette vegane che prendono il nome di famosissimi piatti italiani svuotandoli però di ogni riferimento culinario agli ingredienti comunemente usati. Perché un conto è riadattare un piatto secondo una propria sensibilità, un altro e prendere in prestito un nome-bagaglio di una certa storia (magari secolare) e trasformarlo in qualcosa completamente diverso da sé. Spesso diverso dalla sua stessa natura intrinseca.

Facciamo qualche esempio per capire la gravità della situazione. Tutti noi conosciamo la famosa bistecca alla fiorentina. Tutti noi sappiamo che è un piatto non solo difficilissimo da apprezzare al di fuori dei confini toscani ma che è quantomeno fatto di carne. E’ una indubbia ovvietà. Ma non in questo caso. Googolando un po’ in giro, troviamo infatti questa ricetta ma nella sua variante vegana. Ovviamente il nome è lo stesso. Ma il peggio non è questa appropriazione della denominazione ai confini della legalità. Il problema è ritrovare i seguenti ingredienti:

spezie varie tritate (salvia, rosmarino, ginepro, pepe nero)

aglio tritato finissimo

sale

olio

salsa di soia

succo di limone

Ed ho omesso l’elemento principe; rullo di tamburi: muscolo di grano tipo “la fiorentina”. Ora, va bene che la nostra conoscenza in materia può mostrare il fianco a qualche lacuna, ma “muscolo” e “grano” nella stessa frase non li abbiamo mai letti. Mi sarò perso la rivoluzione della scienza? Sarà una variante OGM ai livelli dei film hollywoodiani?. Con una piccola ricerca apprendo che il muscolo di grano” è un alimento fatto con la farina di grano e farina di lenticchie. Dunque non è un muscolo. Nemmeno per sbaglio. E questo è solo un esempio. Facciamo un gioco. Andate su Internet, inserite il nome del piatto che più vi piace e scrivetegli affianco la parola vegano. Quasi sicuramente vi uscirà una ricetta che, rispetto a quella che avete in mente, è completamente diversa. Ora, ironia a parte, sorge spontanea un’altra domanda. Se la scelta di essere vegani è dettata dalla volontà di allontanarsi in maniera abbastanza netta da modelli alimentari ritenuti sbagliati perché c’è questa urgenza di trovarci un così esplicito punto di contatto? La domanda ce la siamo posti noi in primis. E in rete sono apparse queste risposte.

Per quale motivo un arrosto, una fettina, un wurstel, un ragù, un....ecc ecc, deve essere solo di carne? chi l'ha stabilito?

È un'idea che ci siamo fatti nel tempo ma in realtà non é così.

Prendi ad esempio la parola hamburger; indica qualcosa o qualcuno originario della famosa città di Amburgo e non significa carne...quindi se si dice hamburger di soia non é sbagliato, tutt'altro :)

Ma c’è chi ha fatto peggio

Ho visto più volte Hamburger vegani, o affettati simil salame... ora non facciamo i linguisti un hamburger con forma e colore simili a hamburger di carne non è qualcos'altro.

Dire che rabbrividiamo è poco. Perché arrivare a tutto questo? Noi non ce l’abbiamo con i vegani. Chiariamo. Ci sono alcuni di loro che riderebbero di queste ricette e di queste risposte. Crediamo fortemente che ognuno sia libero di mangiare quel che reputa più giusto. Ritorniamo però alla domanda iniziale cercando di buttare giù solo un paio di idee. Perché quindi? Un po’ per pubblicità. E’ molto più facile far capire e “vendere” mediaticamente un prodotto già noto. E poi ci sono schemi mentali, genetici e di “cultura dell’alimentazione” che non demordono al cambiare di un nuovo stile nutrizionale. In fondo il nome è espressione di conoscenza. E nulla è più rassicurante di quest’ultima.

Massimiliano Guadagno