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Apri il frigo e lo scenario è raccapricciante: paesaggio desolato quanto desolante, se non fosse per quelle uova risalenti a chissà quando, un paio di yogurt che ti fanno riflettere sulle molteplici possibilità del fenomeno “inspiegabili mutazioni” e quel tocco di formaggio che hai paura di scartare per scoprire che ha messo le gambe ed è pronto per qualche giro di riscaldamento nel tuo salotto.

Pur somigliando più ad una scena di Monsters & co. che ad una realtà plausibile, sicuramente è capitato a tutti di trovarsi in situazioni simili: momenti in cui la domanda nasce spontanea – ripeteva fedele al suo motto il caro Lubrano – che faccio, cestino?

Pare purtroppo che l’urgente pratica dello sbarazzarsi di alimenti che hanno superato la data di scadenza sia piuttosto frequente, e quasi mai eseguita con cognizione di causa. Ci sono infatti molti prodotti che possono essere consumati ben oltre la data indicata sulla confezione, che per legge va indicata per stabilire un termine entro il quale conserva le proprie caratteristiche nutritive, ma – attenzione - non la sua commestibilità.

Stiliamo quindi una lista di questi cibi, affidandoci al naso e alla vista di ognuno – insieme al suo buonsenso -, perché quando si parla di cibo scaduto, basta spesso sentirne l’odore o verificarne il colore per capire se sia commestibile o meno. 

Yogurt. La sua reale data di scadenza può protrarsi fino a oltre sei settimane. Lo yogurt in perfette condizioni gustative e olfattive avrà solo meno fermenti, ma potrà ugualmente essere consumato.  Se comunque non vi fidate, usatelo per fare dolci, come la famosa torta allo yogurt.

Uova. La maggior parte delle uova che trovate al supermercato viene spruzzata con olio minerale, motivo per cui, se conservate in frigo, si possono consumare – cotte - anche venti giorni dopo la data di confezionamento. Tuttavia, per consumarle crude, come ad esempio nella preparazione della maionese o del tiramisù, sarà meglio utilizzarne di molto fresche. Se il dubbio vi assale? Basta il classico e infallibile metodo della nonna. Immergetelo in acqua: se affonda è fresco, se galleggia – cosa che indica che si è formata aria all’interno del guscio - è più vecchio.

Formaggio.  Il suo tempo di conservazione dipende dal tipo. Per quello a pasta molle parliamo di una decina di giorni, a meno che non sia ingiallito, il che significa che non è più buono, mentre i formaggi a pasta dura durano anche dieci mesi. Facilmente presenteranno un po’ di muffa sulla superficie, ma la si può tranquillamente rimuovere e consumare il resto. I formaggi freschi come mozzarella e ricotta – se appena scaduti – possono essere utilizzati con successo per cucinare.

Affettati. Se non aperti, le vaschette sottovuoto che li contengono li proteggono dall’ossigeno e quindi dalla formazione di batteri, rendendone sicuro il consumo per due-tre settimane. Dopo l’apertura vanno invece conservati non oltre i tre-cinque giorni.

Riso e pasta. Se conservati nella loro confezione o in barattoli di vetro, durano anche un anno oltre la loro scadenza. Attenzione però alle tarme del cibo che, se presenti, possono aver fatto le uova nei contenitori, rendendo il tutto da cestinare.

Pane. Se non ammuffito, basta riscaldarlo per renderlo nuovamente commestibile, anche se non fresco.

Frutta e verdura. Anche in questo caso, se non c’è muffa possono essere consumate anche oltre la data di scadenza. Gli agrumi per esempio, grazie alla loro buccia spessa, sono commestibili dalle due alle sei settimane, mentre per le carote parliamo di due-tre settimane, ricordandosi di tagliare le cime verdi che ne rubano le sostanze nutritive.

Latte. Può superare la data di scadenza di qualche giorno. Per sapere se ancora bevibile basterà sentirne l’odore o guardarne la consistenza.

Cioccolato. Una tavoletta di cioccolato si conserva fino a due anni, ma il suo sapore perde in questo caso un po’ di intensità. In tal caso potrà comunque essere utilizzato per fare un dolce.

Legumi. Possono essere mangiati anche dopo diversi anni che sono nell’armadio. Dovranno solo restare in  ammollo un po’ di più del solito.

I surgelati. Si può superare la data di scadenza di qualche mese. Nel caso in cui siano prodotti preparati da voi e poi congelati è meglio non superare i due mesi. Scrivere le date sui sacchetti da riporre in freezer aiuterà a tenere sott’occhio la situazione.

Cibo in scatola. Se le scatole non sono ammaccate o con rigonfiamenti e se conservate in luogo asciutto questo cibo potrà essere consumato anche dopo un anno dalla scadenza.

Conserve. I sottaceti, che hanno di solito scadenze tra i due a tre anni, possono essere serviti entro un paio di mesi dalla scadenza. Lo stesso per le conserve di pomodoro, che normalmente scadono tra i dodici e i venti mesi.

Alimenti liofilizzati (caffè, purè, zuppe, ecc.). Se nella confezione ermeticamente chiusa, si può arrivare anche ad un anno dalla scadenza, ma se aperti meglio non andare oltre il mese.

Biscotti. L’unica pecca dei biscotti scaduti è che diventano molli (e in questo caso si possono usare come base per cheesecake o per un crumble), ma se riposti in una scatola di metallo su un foglio di carta assorbente che ne cattura l’umidità il gioco è fatto.

 

Sale e aceto. Durano un tempo indefinito, anche se alcune varietà di aceto possono subire delle alterazioni nel colore o torbidezza, ma non nel sapore o qualità.

Patatine in busta. Grazie al sale la loro conservazione è assicurata.

Micole Imperiali