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Al di là dei suoi belvedere da camera con vista e di quegli echi che fanno parte di un mondo che oscilla tra antico e moderno e che ha in sé un aspetto un po’ mistico, l’Umbria ha una gloriosa realtà enogastronomica che alletta a intraprendere un viaggio dove il buon cibo è l’unica meta.

La cucina umbra potrebbe essere considerata un bene culturale da Patrimonio dell’Umanità, come dimostrano la produzione del suo olio, la delicatezza del sapore dei salumi prodotti in quella terra e la tenerezza della carne che li rendono gusti unici, pari solo a quella della nobile tradizione toscana.

Non c’è luogo dell’Umbria in cui non si esca da un ristorante stellato o da una modesta trattoria soddisfatti dopo aver mangiato i crostini guarniti  in vari modi e gli strangozzi ai funghi porcini, tipica pasta di quelle parti.

Girovagando tra i comuni arroccati risalenti al tardo medioevo, difesi dalle mura di cinta, siamo approdati a Orvieto. Nel percorrere le viuzze tra il Duomo in stile gotico e il palazzo della sede del Municipio, si nasconde la Trattoria La Palomba.

E’ una trattoria vecchio stile, con le pareti rivestite in legno in cui sono appese foto e locandine che richiamano quella piccola città. E’ un luogo accogliente, dove i clienti, abituali o pellegrini che siano, vengono accolti con affabilità, trovando un’atmosfera familiare. Forse dipenderà anche dagli odori che arrivano dalla cucina: piatti tipici cucinati in modo genuino, in cui si ritrovano gusti casalinghi. Non è un caso che la maga dei fornelli sia zia Giovanna che, assieme al fratello e a sua nipote Enrica, è alla guida de La Palomba, fondata dai suoi genitori nel 1965.

Ma quali sono le pietanze che da tre generazioni continuano a conquistare i clienti? Si inizia dall’antipasto della casa con formaggi e affettati tradizionali umbri come la schiacciata di cinghiale e i crostini con olio extravergine biologico prodotto a Orvieto.  I primi piatti sono deliziosi con pasta rigorosamente fatta in casa: dagli umbrichelli all’amatriciana, che non sono altro che dei succulenti spaghettoni, alle tagliatelle al sugo di agnello o al ragù di cinghiale.

Come rinunciare alla carne? E’ una vera sinfonia di sapori il filetto alla Cardinale cotto nel vino rosso o al tartufo che, si sa, è il fiore all’occhiello della gastronomia in Umbria. Certo coloro che non sono fan della cacciagione storceranno il naso, ma non si può non assaggiare il piccione alla Leccarda cucinato arrosto con un sughetto al vino.

Mangiare bene significa anche bere bene per cui non potrebbe mai mancare in un contesto dove i sensi imperano del  vino squisito da sorseggiare come il Sagrantino che è tra i vini made in Umbria più pregiati.

La pancia non può che essere sazia dopo aver mangiato queste prelibatezze, ma la cucina è così leggera che lascia spazio per dei dolcini come la torta rustica al cioccolato e il caldo – freddo alla Palomba.

Buon appetito in Umbria!

Antonia Fiorenzano