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In Val d’Aosta, Piemonte e Lombardia si preparano le ossa d mort ovvero ossa da mordere, piccoli tozzetti croccanti preparati con nocciole, cacao, zucchero e albume. Qualcosa di simile, sia per nome che per ingredienti, sono le ossa di morto, biscotti a forma di ossa tipici in Veneto e anche in Sicilia dove però spesso vengono ricoperti di cioccolato. Originarie di Montepulciano ma diffuse in tutto il senese sono invece un altro tipo di ossa di morto, friabili biscotti rotondi  impastati con mandorle tritate. Altra variante si può gustare in Abruzzo dove con lo stesso nome si trovano dolcetti molto duri a forma di savoiardo con mandorle spezzettate e aroma di limone che vanno servite in cartocci.In Umbria le ossa di morto sono di marzapane e sono più note come stinchetti perché a forma di tibia, osso dello stinco. Le  versioni sono infinite, probabilmente una per ogni angolo d’Italia

Nel milanese si prepara il pane dei morti, un’antica ricetta lombarda che prevede una base di biscotti sbriciolati, cioccolato e uvetta simile ad una variante toscana aromatizzata con pepe, cannella e chiodi di garofano. Nel grossetano, il pane dei morti detto anche pane dei santi somiglia tanto ad una brioche: ricco di uvetta e frutta secca, ha la crosta croccante e il cuore morbido e ben alveolato. In Val Passiria per la ricorrenza si infornano grossi pani a forma di cavallo. Diversamente la parte occidentale della Sicilia  vuole che il pane dei morti sia un pane plasmato in modo da simboleggiare due mani incrociate sul petto, variante simile proposta anche ad est dell’isola dove viene chiamato mani e manitta. E ancora in Sicilia, per il due novembre,  si usa modellare e regalare  la frutta martorana composta di pasta di mandorle e zucchero, diffusa ormai tutto l’anno. Con la zucca candita invece si preparano i seni della Vergine, localmente minni di Virgini. In Puglia, in Calabria e in Sicilia tradizionalmente si mangiano anche  le dita degli apostoli, un dolce non secco, che va consumato in breve tempo; si tratta di una sottile sfoglia morbida arrotolata come un cannolo e ripiena di crema di ricotta, panna o marmellata di cedro. In Puglia, nel leccese, la tradizione vuole che si preparino le fanfullicche, bastoncini di zucchero caramellato e aromatizzato che si vendono talvolta all'entrata dei cimiteri. E ancora per quest’occasione tra Foggia, Barletta e Bitonto si prepara la colva, detta anche nel foggiano cicc cuott  , una sorta di dolce al cucchiaio di forte valenza simbolica di origine greco-ortodossa, infatti tra gli ingredienti principali troviamo il grano cotto, chicchi di melograno, il vincotto e il cioccolato. Nella vicina Campania le vetrine delle pasticcerie sono piene di torrone, un torrone morbido a base di cioccolato e arricchito di frutta secca o canditi. Col tempo i gusti sono aumentati e l’involucro croccante di cioccolato racchiude creme alla nocciola, al gianduja, al pistacchio e persino allo yogurt. Qualcuno chiama questi torroni a forma di parallelepipedo morticelli forse perché somigliano tanto alle casse da morto. La Sardegna per questa festività porta in tavola i Pabassinos da pabassa, ovvero uva passa,  elemento principale di questi morbidi dolcetti glassati che cambiano forma e aromi lungo tutta l’isola. In Liguria in questa ricorrenza si consumano balletti e bacilli ovvero castagne lesse e fave secche.  Infine in Emilia Romagna, Marche, Lazio e Umbria sono molto diffuse le fave dei morti conosciute anche come fave dolci, pastarelle alle mandorle ovoidali e cosparse di zucchero. Differenti, seppur sempre a base di mandorla, sono le colorate favette triestine diffuse in tutta l’area istro-veneta. Questi ultimi pasticcini ci ricordano che le fave, come legume, sono ingrediente di molti piatti del menu di questo periodo. Anticamente si pensava che lo stelo lungo e adunco della pianta di questo legume fosse usato dagli abitanti dell’oltretomba per raggiungere il mondo dei vivi, lasciando poi l’anima nel frutto.

Dunque in ogni angolo del bel paese è possibile scoprire e gustare dolci tipici che per la ricorrenza cristiana e per credenza popolare celebrano sia il mondo dei vivi sia quello dei morti e allo stesso tempo aiutano a esorcizzare la paura della fine e dell’ignoto. Oltretutto queste leccornie hanno anche una forte funzione consolatoria nonché energizzante visti gli ingredienti che le compongono, del resto possono essere paragonate al famoso consuolo, cibo nutriente e ricco di energie, che si offre a chi subisce un lutto e ha bisogno di nutrimento, forza e coraggio.

Inoltre queste prelibatezze fanno sì che il giorno festivo si riconosca anche dal cibo che si porta in tavola, così da rafforzare il rapporto tra tradizione e liturgia e tra  simbologia e convivialità  e di certo non guasta anche il rapporto che di volta in volta si instaura durante le ricorrenze tra economia e cicli di produzione.

Floriana Schiano Moriello