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La sua storia si esprime in una gastronomia tipicamente mediterranea in cui l’oliva e il suo pregiato nettare assumono un ruolo fondamentale. Cancellate dalla mente il gusto artefatto del Doner Kebab: la cultura gastronomica turca è imperniata sulla colazione, il vero pasto del lavoratore dall’alba dei tempi, quando pranzare era un lusso improduttivo per signori.

La colazione turca è un’esplosione di aromi, sapori e colori, quasi un’orgia di stimoli per accendere la giornata. La frutta secca o in gelatina, le marmellate e confetture per ogni gusto e palato, tra cui una pregiata marmellata di rose capace di carezzare il palato e intenerire anche il berbero razziatore persiano, sono l’elemento di colore del tavolo pasto mattutino. Olive di ogni foggia, speziate o semplici nelle loro mille forme e colori, ricolmano piatti e sguardo, fondendosi con il rosso brillante dei pomodori freschi, i cetrioli e i peperoni profumati di coriandolo e prezzemolo.

Immancabile il formaggio in tutte le varianti anatoliche, dal beyaz peynir (simile alla feta) all’eski kasar, passando per stagionatura e sapore attraverso differenti espressioni di maestria casearia.

I salumi speziati  affettati al momento, profumano la tavola: il piccante sujuk, un salame bovino che esplode in bocca come una bomba all’uranio, il deve sujuk, salame di cammello e la pastirma, specie di bresaola speziata, utilizzata anche per le uova fritte nel burro. pastirma

L’olio d’oliva è un protagonista indiscusso, generosamente distribuito su tutte le pietanze. La qualità è bassa, ma speriamo che la concorrenza internazionale stimoli i produttori al miglioramento del prodotto finale.

Non manca il dolce tra cui l’ingrediente indispensabile è certamente il miele, colato a filo sui vari dolciumi. Il pane simbolo della cultura del grano affolla la tavola, nelle tante varianti d’ingredienti e forme.

Il rito della colazione è accompagnato con il tè, spesso aromatizzato con menta o cardamomo, mentre il caffè viene destinato a fine pasto come degna chiusura della colazione.

L’etichetta non lo prevede, ma gli infedeli avversatori delle leggi coraniche possono dilettarsi in abbinamenti arditi con vino e birra, di cui la Turchia è produttore. Tra le birre assaggiate la migliore è la Efes Pilsner non filtrata, beverina, fresca e scarsamente luppolata, forse un po’ acquosa ma piacevole nella sua leggerezza. Il bianco Cankaya Kavaklider da uve Narince, Emir e Sultanine è piacevole, semplice nelle sue note minerali e non lascia un grande ricordo né all'olfatto né al palato. Altrettanto sfuggevole è il Yakut Kavaklider, un blend di uve rosse (Öküzgözü, Boğazkere, Carignan, Alicante) che sprigiona un'aroma di frutti rossi poco emozionante. Al gusto non esalta. Purtroppo il mercato di alcolici è fortemente limitato da tasse e sovrattasse che soffocano gli investimenti dei produttori.

Speriamo in un miglioramento: ishallah!

 

L.O.