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Tra le varie portate non sono mancati i dolci partenopei, ennesimo fiore all’occhiello di una delle cucine più ricche del mondo. Ma sappiamo davvero da dove derivano? Perché si chiamano così? Ecco una comoda guida pratica per fare un po’ i saputelli durante i giochi natalizi e al cenone di San Silvestro:

Roccocò: La tradizione di questo dolce a forma di ciambella lo attribuisce alle monache del Real Convento della Maddalena a Napoli. Stiamo nell’anno 1320, e il nome deriva dal termine francese rocaille per la forma barocca simile a una conchiglia.


Mostacciuoli: I Mostacciuoli, classico dolcetto natalizio a forma romboidale, è presente in varie culture regionali, tuttavia ha preso piede maggiormente in Campania. Il nome latino era mustacea, derivante da alcune preparazioni contadine che usavano il mosto. Li ritroviamo la prima volta da Bartolomeo Scappi, cuoco personale di Pio V, nel il suo pranzo alli XVIII di ottobre.

Pasta reale: Originale la derivazione del nome. Pare che Re Ferdinando IV , in visita alle suore del convento di San Gregorio Armeno, fu invitato al refettorio dove facevano belle mostra pietanze come aragoste, pesce e frutta fresca. Il Re non voleva mangiare tutto quello ben di Dio, avendo già pranzato, ma spinto dalle suore provò ad assaggiare uno di quei piatti. Con suo grande stupore si accorse che tutto quel cibo era in realtà pasta di mandorle modellata ad hoc e dipinta a mano.

Le Sapienze: Leggera variante dei Susamielli, devono il loro nome al Convento di S.Maria della Sapienza, in cui venivano egregiamente preparate dalle Clarisse.

Gli Struffoli:  Ben due possono essere le radici storiche di questo dolce a palline: uno lo fa risalire addirittura al periodo della Magna Grecia. Non a caso in Grecia esiste un dolce molto simile chiamato loukoumades. Oppure possiamo farlo risalire al lungo periodo di vicereame spagnolo. Infatti nella cucina andalusa esiste un piatto molto simile chiamato piñonate, che differisce dal nostro solo per la forma del dolce, più allungato. Prima testimonianza scritta risale al 1634  nel ricettario dei Crisci, ma senza specifica correlazione al Natale.

Massimiliano Guadagno