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Il primo punto prevede un indirizzo chiaro ed efficiente: a fronte di previsioni spaventose di crescita demografica previste per il 2050, quando toccheremo punte di 9,1 miliardi di persone, occorre incentivare il recupero di sistemi di coltura e metodi agricoli biologici, allo scopo preciso di salvaguardare il pianeta, saturo di bombardamenti che minano il suo sviluppo, alterandolo profondamente. Concentrarsi sulle biodiversità ma ancor di più su un uso più sostenibile delle tecniche per la tutela delle specificità oggi sotto pressione a causa dell’elevatissima domanda (vedi grano) diventa il nuovo imperativo su cui riflettere per frenare lo sfruttamento deleterio delle risorse primarie, la terra e l’acqua. Non si può trascurare, nel frattempo, l’operato tecnologico a più livelli: si stanno mettendo a punto nanotecnologie per il miglioramento molecolare degli ingredienti o tipologie ecosostenibili di agricoltura basate su sensori, robot e sonde a basso impatto ambientale, con conseguente riduzione dell’uso di fertilizzanti ed erbicidi.    

La battaglia antispreco si combatte a denti stretti, in vista delle modifiche non tanto lontane, e alla luce di questa campagna promossa proprio da EXPO 2015 che è in prima fila in difesa della causa, si stima che la piaga dello spreco si aggira a 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti alimentari ancora utilizzabili. Numeri preoccupanti che indurrebbero a spremere ulteriormente il nostro pianeta, il quale già stenta a stare al passo con l’attuale richiesta di cibo, fino a spingerlo ad una produzione alimentare del 60% in più, evitabile se ci impegnassimo a non gettare nella spazzatura scorte di cibo ben più che semplicemente commestibili.

Terzo punto: quali saranno i piatti del futuro? È sicuro che pietanze reputate prelibate dagli asiatici invaderanno le nostre tavole, parliamo di insetti, grilli in busta, bacherozzi, termiti, bruchi, cavallette e magari anche il paté di vermi. Consumati come piatti tipici della dieta di almeno 2 miliardi di persone, facendo il giro del mondo dalla Thailandia al Messico fino alla Danimarca, o come street food popolare in Cina insieme ai tradizionali fritti a base di formiche, scorpioni, sono fonti proteiche animali irrinunciabili che rappresenterebbero la frontiera tutta nuova in campo gastronomico, perché pare siano risorse economiche, altamente nutrienti e naturalmente accessibili per noi, i nostri figli e soprattutto per nostri nipoti, a patto di abituarsi all’idea di uno spuntino che ha il sapore più spinto d’Oriente.

Lo testimonia proprio la teca al centro del Future Food District, all’interno di un padiglione Expo, contenente ricette a base di insetti vari inscatolati come paradigma dell’alimentazione che verrà.  

Tutti pronti a fare un salto nel futuro?

Sabrina Riccio