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L’eruttazione, rutto in gergo meno ortodosso, è la produzione di un suono proveniente dallo stomaco attraverso l’esofago a seguito di processi digestivi. C’è a chi scappa, chi lo fa per vizio, chi per digestione e chi per…educazione!

In ogni caso, per noi europei l’eruttazione non è proprio il massimo del bon ton in quanto, specie se si sta a tavola, è considerato sgradevole e riluttante. Quindi è si una cosa naturale, ma per non scandalizzare nessuno forse è meglio tenerlo imprigionato in sé. Ci sono casi eclatanti di persone a cui è scappato nei momenti più improbabili, come durante un colloquio di lavoro, un bacio, o a casa dei suoceri. Per evitare casi analoghi e per non desiderare di essere risucchiati in una voragine o che un meteorite ci colpisca dritto in testa, bisogna imparare a calcolare i tempi di digestione. Per esempio, se sappiamo che dobbiamo sostenere un importante colloquio di lavoro, non dovrà balenarci l’idea di bere una coca cola un quarto d’ora prima di interloquire con il boss.

Scherzi a parte, le eruttazioni spesso sono provocate non solo dal tipo di alimento che ingeriamo, ma da come lo ingeriamo e dalla quantità di aria che ingeriamo. Succhiare caramelle, sorseggiare bevande, mangiare e inghiottire rapidamente, succhiare con la cannuccia, bere dalla bottiglia sono le principali cause di ingestione di aria. A ciò si aggiungono le bibite con anidride carbonica, panna montata, latte, chewing-gum e persino fumare.

Se per noi europei l’eruttazione è sinonimo di maleducazione, in altri Paesi invece viene interpretata come segno di educazione e rispetto, o come un complimento. Per eschimesi e asiatici, infatti, un rutto a fine pasto è segno di apprezzamento per il cibo ricevuto. In Giappone, in particolare, il non eruttare a tavola è una vera e propria offesa, come se non ci si fosse complimentati per la bravura del cuoco.

Valeria Vanacore