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Novel food? Carne rossa cancerogena? Quanto ne sappiamo? Proviamo a farci un’idea a riguardo guardando il contenuto del nostro frigorifero, oppure ricordando i pasti delle ultime 48 ore. Dopo una sommaria ponderazione del quantitativo di proteine animali assunte possiamo procedere con successive considerazioni.

Nella definizione di “novel food” rientrano , secondo il Regolamento (CE) 258/97, tutti quei prodotti e sostanze alimentari per i quali non è dimostrabile un consumo “significativo” al 15 maggio 1997 all’interno dell’Unione Europea (UE), momento in cui la legislazione stessa è entrata in vigore. Essa prevede un catalogo che elenca i prodotti oggetto di attenzioni specifiche  basate sulle informazioni fornite dagli Stati membri dell'Unione Europea in cui sono attive le aziende intenzionate ad utilizzare quegli “ingredienti” nei propri prodotti. Come espresso sul sito dell’Unione Europea l’elenco è “non esaustivo e serve come orientamento sulla possibilità che il prodotto in causa abbia bisogno di un'autorizzazione”. Oltre alla durata temporale del consumo di un prodotto specifico, ulteriori, dettagliati e accorti sono i criteri selettivi cui ricorre l’Unione per accordare l’inserimento in catalogo.

Nonostante il principio di prudenza solitamente ispiratore dell’attività normativa dell’Unione in materia di agroalimentare, per cui un alimento non è ammesso finché non se ne dimostri la completa salubrità o comunque non nocività per la salute umana, lo scorso 28 Ottobre, nel dissenso generale, si è deciso per includere gli insetti nel catalogo del Novel Food. Largamente assunti in particolare in Asia, in aree dell’Africa e del Sud America, ed incredibilmente anche in Europa, le cavallette e i loro amici sono ricchi di proteine, non in via di estinzione e con un efficiente indice di conversione (la quantità di mangime che si trasforma in carne viva).  Aldilà delle difficoltà culturali nell’accettazione di una proposta gastronomica di tal sorta, la questione è essenziale: per il treno dei superconsumisti carnivori spreconi il capolinea è vicinissimo.

Gli allevamenti  richiedono ingenti quantità di ogni sorta di risorse, a partire dall’acqua utilizzata tanto per produrre i mangimi, quanto per curare i capi di bestiame. Il rifocillante spuntino a base di insetti forse non ci verrà offerto così a breve, piuttosto saranno le fidate compagne mucche a goderne per prime. Contestualmente l’emergere dei risultati degli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità circa la dannosità per la salute umana del consumo eccessivo di carne rossa.

La scoperta dell’acqua calda per noi italiani del sud, no? Fior fiori di generazioni cresciuti a pane e legumi, formaggi e verdure dovrebbero ricordarci come ci si alimenta per assicurarsi il benessere fisico. Ma se ancora non fossimo certi dell’assoluta salubrità della Dieta Mediterranea organizziamo tutti una gita in Cilento. I 100 centenari ospiti ad Expo sono ormai rientrati da un po’ ed avranno molto da raccontarci.

Perché tanta opposizione allora? Saremo forse troppo radicati ai nostri egoistici sistemi produttivi e alimentari? Che forse non siamo disposti a niente per realizzare l’ambizioso progetto di “nutrire il pianeta” da poco affrontato durante sei mesi di Esposizione Universale? Oppure gli insetti non sono chic come il sushi?

Federica Mazza