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Possono una buccia di banana, un cespo di broccoli o delle ostriche diventare vestiti a sirena, pantaloni alla zuava o abiti voluminosi con tanto di balze? Sì, e possono anche essere una meravigliosa forma d’arte.

Ci è riuscita con furor di popolo social di Instagram una giovane illustratrice di San Francisco, Gretchen Röhers con le sue sinuose silhoutte stilizzate, immagini d’effetto attraverso cui passa chiaro il messaggio della connessione ben più che riuscita tra moda e food.

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Li chiamano lunchbox ma in realtà si tratta di un’antica usanza giapponese sviluppatasi intorno al 1200 e perfezionatasi nel corso del tempo fino a diventare una vera e propria forma d’arte.

Il bento, la scatola porta-cibo giapponese, è dotato di una serie di divisori interni per le diverse pietanze e viene sempre confezionato in modo da creare un pacchettino esteticamente gradevole, studiando le combinazioni di colore dei cibi e la maniera di porli, coordinando bentō, bastoncini, cibo, tovaglietta e tutto il resto. Ne esistono di diverse tipologie: quello classico con riso, ume sottaceto (un popolare condimento a base di prugne salate), una fetta di salmone alla griglia, un uovo in camicia; c’è quello con pollo e riso, sushi su riso, vari ingredienti come gamberi, polpette di pesce, sempre accompagnati da riso oppure quello più semplice, con riso bollito avvolto in alghe nori imbevute nella salsa di soia. Insomma occorre solo tanta fantasia e il bento è servito.

Benchè infatti sia possibile ritrovarli in vendita in molti ristoranti oppure nei supermercati, è una vera e propria consuetudine per le donne giapponesi preparare il bento con le proprie mani che sarà poi consumato nella pausa pranzo dai mariti e dai figli a scuola.

E proprio per i più piccini, spuntano le nuove creazioni d’arte per invogliarli a mangiare. Addio aeroplanini o storie avventurose da raccontare davanti ad un piatto di verdure. Tutto diventa più bello e divertente se con gli ingredienti si riescono a ricreare personaggi dei cartoni animati ed i beniamini più amati dai piccini. Ecco così che Jake il pirata viene ricreato con la bandana composta da due fettine di mela rossa mentre i capelli sono fatti di uvetta e la base del piatto è di mirtilli con intorno formaggio e pane integrale. Oppure il logo dei mitici Transformers diventa un pomodorino scavato e riempito di formaggio mentre il robot è tutto a base di banana.

Le ultime ricerche hanno dimostrato che i bambini sono molto influenzabili da ciò che gli si presenta nel piatto, prediligono una varietà di pietanze ed il loro piatto ideale deve contenere sei colori diversi rispetto ai tre di un adulto.

Buon appetito bimbi, che il bento sia con voi!

Annarita Costagliola

Galeotto fu il prosciutto crudo. Magari di Parma, di Norcia, o il San Daniele. Quel che conta è avere lo stesso gusto, o meglio fare la spesa nello stesso supermercato. Ordini duecento grammi di mortadella e ti ritrovi a cena con uno sconosciuto che è stanco di essere single, esattamente come te.

È la nuova frontiera dello speed date, una pratica tutta statunitense per conoscere persone del sesso opposto attraverso eventi realizzati ad hoc. Niente più bar, niente più tavolini, niente più locali affollati. Oggi l’anima gemella la si incontra al supermercato. Si chiama “La Spesa dei Single ®” e promette di far scoppiare scintille tra i carrelli. Come funziona? Basta cercare nel sito i supermercati della tua città e le date dedicate alla “Spesa dei Single®”; presentarsi al supermercato negli orari indicati; portare con sè un fiocchetto rosso da legare sulla parte frontale del carrello della spesa; guardarsi intorno e cercare altri carrelli con il fiocco rosso spinti da persone che desiderano quindi socializzare e cercare compagnia. E il gioco è fatto.

Se poi siete proprio impacciati ed imbranati, il sito segnala anche frasi per rompere il ghiaccio e consigli pratici. Occhio al carrello e al fiocco rosso però: non sia mai detto ne prendiate uno con il “contrassegno” li dimenticato per caso. È una spesa per single, non per potenziali fedifraghi.

Annarita Costagliola

L’incontro tra due codici apparentemente lontani non potrebbe dare risultati più appaganti: stiamo parlando di moda e food

Il cibo è sempre stato l’immaginario da cui stilisti, designer, artisti di ogni sorta e di ogni epoca hanno attinto linfa che alimentasse ispirazione o creazioni speciali, al punto da monopolizzare red carpet e passerelle esclusive, intrappolandosi in tessuti, stampe e metri e metri di abiti (vedi anche il caso distorto di Rhianna e il suo chilometrico abito giallo per il Met Gala 2015 a New York, evocando l’aspetto di una mega frittata, che è rimbalzato sui social ) e ha influenzato le icone di stile di ieri come quelle di oggi, fashion bloggers o it girls che siano. Anzi, vi dirò di più, l’uno prende spunto dall’altra, salta subito alla mente in tal proposito il tema attualissimo del food design, che è una ricerca in progress dell’innovazione certosina, all’insegna del minimal o del vintage, stilemi del fashion ma fatti propri dal panorama gastronomico.        

 Anche stavolta l’esperimento ha avuto i suoi frutti e porta il segno del geniale e raffinato Alessandro Enriquez, stilista metà siciliano e metà franco-tunisino, che ha raccolto l’eredità e il peso di questa missione in una collezione tutta incentrata sulla italianità, a partire dall’arte della buona cucina italiana. La linea P/E 2015, intitolata ANITALIANTHEORY, interpreta a suo modo il variopinto mondo del food, celebrando la preminenza di uno dei simboli identitari della nazione, la pasta: la ritroviamo sui bomber, sulle felpe, sulle camicie oversize per lui e per lei, sugli abitini retrò, sulle gonne a ruota e sugli accessori. 

 

 

Insomma questo progetto è stato confezionato appunto per essere un tripudio di ciò che di eccellente ha la nostra Italia e arriva puntuale all’appuntamento con Expo2015 che ha scelto come fil rouge proprio il cibo. Il fenomeno prepotente della foodmania non è nuovo per l’haute couture; anzi muove le mosse già qualche anno fa in casa Dolce&Gabbana, precisamente nella collezione Donna P/E 2012, a partire dalla quale la neoruralità prende il sopravvento ed è tutto un pullulare di macro stampe su gonne e bustini anni ‘50 e ’60 e accessori su cui piovono zucchine, melanzane, cipolle, pomodori, peperoncini e ortaggi vari in pieno stile esotico, sfoggiati da una donna capace di dominare la natura quanto la cucina! Per non parlare della collezione pop di Moschino A/I 2014-2015, partorita dall’eccentrica mente di Jeremy Scott, in cui spopolano pezzi con disegni e loghi cartoon ispirati ai fast food, oppure Salvatore Ferragamo che strizza l’occhio ad Expo con una collezione limited edition con proposte a base di accessori fatti di materiali ecosostenibili, come la bag interamente in sughero, i sandali  e i foulard in tessuti naturali a tema flora e fauna, pezzi forti pensati per esprimere al meglio lo spirito dell’evento mondiale.

 In realtà si potrebbe proseguire ad oltranza in fatto di cibo in coppia con la moda…

 

Sabrina Riccio

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