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Continua il viaggio di InFOODation nell’artigianato d’eccellenza made in Napoli.

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato di moda maschile attraverso il New York Time e il Financial Time e di come la sartoria napoletana sia apprezzata in tutto il mondo (clicca qui per leggere l’articolo).

Questa volta incontriamo nel suo atelier, a Palazzo Leonetti, al civico 40 di via dei Mille a Napoli, il maestro Lello Antonelli, dell’omonima Sartoria Antonelli durante un evento che mette in mostra l’hand made d’autore napoletano.

Lo incontriamo nel suo mondo fatto di strumenti antichi, di tradizione e di stoffe pregiate.

Abiti interamente cuciti a mano, asole rifinite con filo di seta pura.

Abiti che diventano simbolo di un’eleganza senza tempo creata con gli strumenti di sempre: dal ferro da stiro a secco, pesante 7,5 Kg, alla vecchia macchina da cucire a pedale.

La passione del sig. Antonelli traspare in ogni parola, in ogni racconto, in ogni gesto: da quando ci spiega come le tele vengono bagnate nel secchio a quando ci racconta di quella volta che da ragazzino incontrò Roberto Murolo e Fred Buscaglione.

Un esempio di tradizione, espressione di un talento che può essere sicuramente simbolo di una Napoli che vuole e sa eccellere nel mondo.

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Per saperne di più: Napoli nel mondo: Babà, Pizza … e Sartoria!

 Giovanni Salzano

 

 

 

 

Ma chi ha detto che la pizza fa gola solo agli italiani?

A quanto pare anche i nostri cugini tedeschi ne sono ben ghiotti e tentano di surfare l’onda del commercio. E’ notizia del giorno che la Rocket Internet - il gruppo di e-commerce berlinese quotato alla borsa di Francoforte lo scorso anno - ha comprato la startup bolognese Pizzabo.it per una cifra stratosferica, pare vicino ai 5 milioni di euro.

Il motivo? Grossissime mire espansionistiche.

Pare infatti che l’azienda voglia diventare la più grande piattaforma online dopo Stati Uniti e Cina nell’ambito del food and grocery. E pensare che il portale sia stato creato quasi per caso a Christian Sarcuni, studente ventinovenne di Matera che, stanco di vedere costantemente la propria posta intasata da volantini di ogni pizzeria, ha ben pensato di offrire un servizio semplice e utile: collegandosi al sito, possiamo visionare varie pizzerie di zona (limitato però alle sole città di Bologna, Ferrara, Pisa, Milano, Padova e Parma), con tanto di tempi di consegna e recensioni al seguito. Una volta eseguito l’ordine, l’apparecchio del pizzaiolo squilla e stampa una specie di scontrino con l’ordine.

L’obiettivo futuro è quello di assorbire altre realtà europee di questo stampo (dopo aver fatto già qualcosa di simile con una start-up spagnola) e di allargare il proprio bacino di utenza in città come Roma, Torino e Napoli.

Come al solito le idee più semplici sono anche le migliori, e talvolta, come in questo caso, partono dalla pancia.

Massimiliano Guadagno

Lo ammetto. Io sono una di quelle che ordina sempre la Margherita. Lo faccio perché penso che in questo modo si possa davvero cogliere la bravura del pizzaiolo e carpirne la vera essenza. Ma mai avrei pensato che la mia scelta potesse fornire materiale sufficiente a tracciare un profilo psicologico.

Scegliere sempre la stessa pizza sta ad indicare una persona incline alla paura di commettere errori. Insomma una persona che non ama il rischio e senza alcuno spirito di intraprendenza. Aiuto! E pensare che credevo solo di avere un palato sopraffino. Che poi questa sia una Margherita sta ad indicare che sono una persona semplice e che amo circondarmi a tavola delle persone a cui voglio bene. Colpita e affondata, almeno nella seconda parte.

Qualche altro profilo. Se siete amanti della Marinara vuol dire che vi lasciate conquistare da sapori forti e decisi a tavola così come nella vita. Diffidate da chi ordina Capricciosa e Quattro Stagioni: sono gli eterni indecisi, quelli che non amano scegliere e regnano perennemente in uno stato di incertezza.

C’è chi storce il naso di fronte ad una pizza bianca ma attenzione: per la psicologia è la pietanza ideale di chi non è disposto ad accettare compromessi in alcun comparto della propria esistenza. La Vegetariana è sinonimo di autocontrollo e di chi ha grande cura del proprio corpo mentre quella con le Melanzane indica una persona affascinante ed egocentrica. Se sulla pizza ci finisce pancetta e uovo è probabile che chi la stia mangiando sia una persona cinica e legata al denaro mentre una bella pizza con il salame piccante indica una persona estroversa, amante della vita e del piacere.

E voi di che pizza siete?

Annarita Costagliola

Se credete che in cucina avete assaggiato tutto, vi sbagliate. È in voga nelle ultime settimane la tendenza ad arricchire cibi, in particolare zuppe e vellutate, con un ingrediente davvero particolare.

Stiamo parlando della cannabis, già utilizzata da diversi chef per dare il famoso tocco in più alle loro pietanze gourmet. L’insolito ingrediente, ovviamente, va usato con parsimonia e vanno studiati bene gli accostamenti, altrimenti, oltre a causare spiacevoli incidenti che ci spedirebbero dritti al pronto soccorso, si rischia di creare qualcosa di davvero immangiabile. 

Il piatto deve essere armonico nel sapore, dato che diverse varietà di cannabis hanno un gusto piuttosto sgradevole, e deve risultare emozionante, sensoriale ma assolutamente equilibrato, per non far si che un solo boccone si trasformi in un viaggio trascendente!

La chef statunitense Melissa Parks, nel suo libro Herb. Mastering the art of cooking with cannabis, racconta in maniera dettagliata come utilizzare la cannabis in cucina senza ammazzare nessuno, proponendo ricette quali salsicce alla marinara o vellutata di zucca violina. Anche lo chef danese Claus Henriksen ci prova, cucinando ad un food blogger del The Guardian un formaggio affumicato all’erba e servito con foglie fresche e semi tostati.

Pare un tipo di cucina bizzarra e innovativa, ma in realtà vanta una tradizione secolare soprattutto presso i paesi asiatici, e non solo! Bartolomeo Sacchi, grande gastronomo italiano, inserì il nettare alla canapa nel suo ricettario stampato nel 1474, importante documento che attesta la commestibilità della cannabis. Volete cimentarvi anche voi in qualche preparazione “stupefacente”? Sul web ci sono tante ricette. Provateci, ma andateci piano…

Valeria Vanacore

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