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On the stage
Strumenti

C’è una palude torbida e oscura nel nostro stomaco.

Nessuno potrebbe assicurare che da quei fanghi non si alzi un mostro preistorico.

Un campo di battaglia disseminato di carte di dolci, piatti sporchi e bottiglie vuote.

Si, è successo ancora, si lo abbiamo fatto ancora.

 

I DID IT AGAIN come direbbe l’interprete originale di questa canzone.

Ci siamo ricascati, anzi ci siamo di nuovo coscientemente e lucidamente ficcati nell’inferno del cibo, nel suo lato più carnale e seducente. E ci è piaciuto.

È il momento di dire basta. Di ritornare sui passi. Di acquisire una santità perduta.

Figlioli prodighi alla casa del padre, vestiamoci della tunica di lino e ascoltiamo in silenzio la goccia purificatrice che scende lungo una foglia verde. Ascesi, pentimento, purezza.

La voce cristallina di Stevie Ann, cantautrice olandese, in versione acustica e scarnificata dell’anthem pop di Britney Spears.

La riduzione ai minimi termini di una bubble gum sparata in centri commerciali, radio, sigle, jingle televisivi… riacciuffata con 6 corde e rimessa sul terreno della bellezza.

Perché potete dire e pensare ciò che volete ma questa è una grande canzone.

E lo dimostra il fatto che voce e chitarra ne possano ancora indovinare l’anima, vestita di poco e tanta luce.

 

Perché si può anche mangiare con gusto senza l’onta di un peccato originale.

 

Insalata di finocchio e arancia

 

Tagliate in liste sottili il finocchio e pelate l’arancia privandola della buccia e della pellicola chiara. Tagliate l’arancia a dadini.

Aggiungete un filo di olio EVO e un pizzico di sale.

Basta. punto. va bene così.

 

Una carica pura di gusto. E quel sentimento fiducioso di sentirsi nel giusto, di appartenere alla schiera dei buoni, di far parte del paradiso mentre i diavoli friggono con l’olio economico.

Di essere bravi come dei bimbi che mostrano le mani appena lavate con il palmo all’insù.

 

I capelli all’indietro, la pelle purificata, i ruscelli, il lino sulla pelle, le risate dei bambini, le girandole colorate, l’alba di un nuovo giorno. Tutto può diventare migliore.

 

 

Questa volta anche Francesco dell’Enoteca Mandolese ci guarderebbe di buon occhio mentre riempiamo il bicchiere dalla fontana.

Alessandro Pacella