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E’ in effetti è così, con Piazza del Gesù che diventa, durante la Notte d’Arte, la location di eccezione, un teatro a cielo aperto che ritrova la tradizione centenaria dell’ottimo cibo partenopeo venduto per strada, prima ancora che diventasse una moda importata fuori dai nostri confini. Come ci spiega Giovanni lo stesso termine “strit” ha napoletanizzato la radice anglosassone del termine street (strada) in virtù dei “vichi e vicarielli” non propriamente larghi con i quali si compone la città. Ma è anche un modo per intendere il rilancio di una città, un modo per abbracciare la tradizione che segue si la moda attuale ma tenendo sempre un occhio ben saldo a ciò che in fondo si è sempre fatto a Napoli. A ciò che Napoli è.

“La speranza” continua Giovanni “è quella di guardare al futuro e cercare di portare questo marchio in giro per il mondo a partire dall’Europa. Vorremmo creare aree food nelle principiali città e permettere una condivisione di culture dello street food”. E facendoci un giro per la piazza e degustando le varie prelibatezze possiamo dire che l’obiettivo è tutto fuorché una chimera: le montanare con la mozzarella filante o le fettine di melenzane fritte, i crocchè, gli arancini, i  fiori di zucca, gli spinaci, gli scagliozzi di polenta fritti e le tradizionali pizze fritte con scarola o ricotta e pepe e le frittatine di pasta con besciamella e bolognese (e sicuramente abbiamo dimenticato qualcosa) sono solo lo specchio di una napoletanità d’eccezione, un patrimonio da conservare e preservare ai posteri per dire che Napoli c’era anche quando tutti ne parlavano solo male.

Massimiliano Guadagno