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Immaginate la scena: per un motivo o per un altro siete costretti a passare il giorno di Pasqua a Napoli, in una famiglia tradizionale della città. Magari proprio voi che siete di tutt’altra regione o, perché no, nazione. O mettiamo il caso che avete degli ospiti a pranzo a Pasqua napoletani e quindi volete fare bella figura. Comunque vada ci sono alcuni piccoli accorgimenti da tenere d’occhio per salvare la giornata gastronomica all’insegna della tradizione partenopea. Ecco dunque la lista degli alimenti banditi dalle tavole in questo giorno di festa suddivisi nelle cinque portate principali.

 

1)Antipasti: Polpo, gamberi, carpacci, calamari…

Assolutamente NON puntate sul mondo marino. Stonerebbe col periodo e sarebbe un’ entrata a gamba tesa sul palato del commensale che già magari pregusta qualcosa di più avvolgente come l’uovo sodo (simbolo di rinascita), il salame napoletano (simbolo di ricchezza contadina) e la ricotta salata (simbolo di unione). Dunque al bando il vostro pescivendolo di fiducia.

 

2)Primo piatto: Spaghetti con vongole, risotti, lasagne

La lista ovviamente potrebbe essere molto più lunga ma abbiamo scelto tre primi piatti simbolici per vari motivi. Il primo perché, seppur vi ricorda qualcosa di napoletano, lo ritroviamo sulle tavole la vigilia di Natale. Il famoso piatto giusto ma al momento sbagliato. Il secondo ovviamente perché non rientra nelle nostre corde. Questioni storiche-culturali differenti tra Nord e Sud. Con il terzo invece avete sfiorato il colpo. La lasagna si mangia anche a Napoli (ma scordatevi qualcosa che ricordi quella bolognese) ma a Carnevale. Dunque nada.

 

3) Secondo piatto: polpette fritte, capitone, coniglio…

Anche qui si spazia che è un piacere. Ma state attenti! Cadere in luoghi comuni è facilissimo, quindi andiamo con ordine. Le polpette fritte si mangiano ed anche abbastanza in città. Ma c’entra poco o nulla con la Pasqua. Discorso analogo per il coniglio. Magari voi avete fatto una piccola ricerca su Internet e avete letto del famoso “coniglio all’ischitana” che si mangia ogni domenica ed ogni giorno di festa. Sbagliato. Qui non c’è molta scelta, c’è solo un piatto che potete portare a tavola per fare bingo: l’agnello, per ovvi motivi religiosi. Ah, dimenticavamo, il capitone. Veramente, lo ripetiamo, per una volta lasciate perdere il vostro amico pescivendolo.

 

4) Contorno: Insalate varie, peperoni, melanzane.

Avete sentito parlare dalla bis-nonna del vostro cugino napoletano di una certa insalata russa o di rinforzo. Ma parliamo di nuovo di vigilia di Natale quindi niente da fare. Ma anche la classica insalata che vi preparate tutti i giorni va decisamente male. Oppure, sempre dalla cara vecchietta, siete venuti a conoscenza del puparuolo ‘mbuttunato, cioè peperone ripieno. Calma e sangue freddo, è ancora presto, ne dobbiamo riparlare nella stagione estiva. Oppure volete andare sul classico e siete già lì che infornate o friggete le vostre melanzane. In fondo pensate che è un evergreen come l’abito nero nelle serate di gala. Nope, siete ancora fuori tempo e storia. A Pasqua si mangiano i carciofi, di solito o lessi o fritti.

 

5) Dolce: Babà e sfogliatelle

Eccovi qui: già vi vediamo sulla soglia d’ingresso del pasticcere ad ordinare quello che è secondo voi un gol a porta vuota. Nulla di più errato. Dovete sapere infatti che di babà e sfogliatelle le nostre pance già sono belle che piene grazie a tutti i pranzi domenicali passati in famiglia. Dunque assolutamente vietate. Anche in questo caso c’è solo un dolce che potete comprare per stupire: una bella pastiera fatta a regola d’arte. E state sicuri che non sbaglierete.

 

Ah piccola parentesi di chiusura. Se per caso dalle vostre parti conoscete qualcuno che si cimenta con tortani e casatielli correte a comprarne uno: è un po’ il re (salato) della tavola in questo giorno di festa.


Massimiliano Guadagno