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Eccoci giunti all’apice dello scontro etico-alimentare più idiota del nuovo millennio: vegani contro  esseri umani, ossia il prodotto di una subcultura moralistica da strapazzo contro animali onnivori frutto di un’evoluzione durata circa due milioni e mezzo di anni.

Tutti abbiamo seguito le ultime vicende che hanno coinvolto Giuseppe Cruciani, pungente provocatore di Radio 24 con il programma La Zanzara, attaccato verbalmente e fisicamente da un gruppo di animalisti e vegani perché colpevole di aver cucinato e mangiato un coniglio in diretta radio, nonché brandito un salame come spada simbolica a difesa della crociata dei “nazivegani”. Fondamentalisti come gli stessi idioti devastatori che a Sassi, nei dintorni di Torino, attaccarono la Festa della Famiglia abruzzese e molisana, colpevole di diffondere la cultura dell’arrosticino nell’evoluto nord animalista. A nulla è valso l’appello ironico di Luca Bizzarri #liberosalameinliberostato, accompagnato su Facebook e Twitter dalla foto del noto comico in compagnia di un salame. Facebook patria della libera demenza e regno incontrastato di pornografia rivestita, neonazismo incipriato, omofobia in giacca e cravatta e più in generale alloggio degli scampati alla legge Basaglia, ha prontamente provveduto all’oscuramento della foto, probabilmente segnalata dai fondamentalisti che oscureranno anche questo articolo.

Ricorderete l’assurda denuncia nei confronti di Carlo Cracco da parte di Lorenzo Croce dell’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente, supportato da un gruppo di presunti vegani. Lo chef stellato fu colpevole di aver cucinato piccione, animale protetto dalla legge nazionale ed europea, durante una puntata di MasterChef a inizio marzo. I fondamentalisti aggrappati alla legge, avevano dimenticato che sull’intero territorio peninsulare l’allevamento del piccione a scopo alimentare è tradizione secolare e affonda le radici nell’Impero Romano, l’Antica Grecia e il faraonico Egitto.

Il teatrino d’opera in stile italiano ha avuto il suo coronamento ieri in seconda serata, quando a Matrix su Canale 5 la “raffinata” dialettica animalista e vegana, si è scontrata con Cruciani ornato per l’occasione da una sciarpa salame disegnata dai migliori norcini nostrani.

Ascoltare gli appassionati attacchi e le ragioni addotte dai vegani a supporto della scelta di vita più eticamente corretta della storia dell’umanità, ha sgretolato anche l’ultimo spiraglio di diplomazia nel sottoscritto. I “nazivegani” sono paragonabili ai folli dell’Isis che vendicano millenni di sfruttamento e soprusi in medio oriente, brandendo l’arma del dogma religioso per tagliare teste e maciullare a colpi di mitra cristiani indifesi. Paragonando la vita di un piccione a quella di un uomo, dimenticano le decine di immigrati clandestini che nella piana del Sele ci lasciano la pelle ogni anno, mangiati dal caldo e dalla fatica per raccogliere frutta e verdura in stato di schiavitù. Tutta questa carne a basso costo, allevata in condizioni non dissimili a quelli di una porcilaia intensiva non viene neanche mangiata: finisce nei canali di scolo a putrefarsi sotto gli acquazzoni di agosto. Tanto non li vede nessuno: sono neri, sono immigrati.

Anche una striscia ogni tanto non nuoce vista l'origine vegetale, peccato che ogni grammo di cocaina costa almeno tre vite umane in sud America. E' facile dimenticare quanto ogni nostro gesto generi inevitabili conseguenze in un pianeta interconnesso. La scelta delle nostre azioni può concretamente cambiare il sistema e condurre a un mondo più vivibile, così come rendere peggiore questo inferno.

L’allevamento intensivo è una triste realtà, condannabile e da osteggiare sostenendo i produttori virtuosi. Così come andrebbe arginato il consumo eccessivo di carne e pesce da parte di un pianeta sovraffollato, favorendo modelli sostenibili e salutari quali la tanto celebrata Dieta Mediterranea, patrimonio dell’umanità e background genetico dei figli di Romolo. Il fulcro della discussione è la libertà di scelta e l’avversione a ogni dogma basato sull’imposizione irrazionale di modelli di vita e leggi collettive a favore di nicchie sociali dalla voce risonante.

Non è necessario ingozzarsi di bistecche e salsicce di fegato per essere felici, ma è la libertà di poterlo fare a proprio piacimento a rendere sostenibile questa lenta agonia chiamata vita.

 

Luigi Orlando