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L'alimentazione: moda o cultura? Cresce l'attenzione intorno alle tematiche alimentari e attraverso un'indagine somministrata ai lettori la redazione di inFOODation ha voluto delineare i contorni del fenomeno.

L’indagine ha mirato a monitorare l’attenzione verso le tematiche alimentari maturata ad oggi dalla popolazione. Nello specifico, attraverso la somministrazione delle domande e la rilevazione delle risposte, si è provato a comprendere la misura in cui le persone sono consapevoli di quello che mangiano, di come mangiano e di quanto l’adesione a certi comportamenti alimentari sia essenziale per avvicinarsi ad una qualità della vita più o meno buona. Ancora si è osservata la coscienza degli impatti che i modelli alimentari possono avere sull’ambiente, sull’economia e sulla società ed in generale come attraverso un’alimentazione accorta si possa contribuire a costruire modelli di sostenibilità.

Tecnicamente l’indagine condotta di dice campionaria, somministrata via internet attraverso il principale social network (Facebook). Il campione ha incluso 3 fasce d’età, divise secondo sesso, occupazione e localizzazione geografica. Hanno risposto 58 persone a domande che alternativamente hanno previsto risposte più o meno restrittive. La maggior parte degli intervistati è donna , ha un’età tra i 18 e i 30 anni con una condizione lavorativa che le impegna molte ore. Questi elementi ci dimostrano come la cura dell’alimentazione sia un campo ancora molto femminile, ritenuto inoltre dal 24% degli intervistati molto importante in contrapposizione al 12% che lo valuta solo funzionale all’esistenza. L’interesse verso l’alimentazione è crescente fra le fasce giovani e in qualche misura connesso al grado sociale.

Sicuramente si dovrà lavorare duramente per una democratizzazione del valore dell’alimentazione di qualità.

Cercando di confrontare quanto l’attenzione all’alimentazione si rispecchiasse in una certa regolarità dei pasti, variabilità della dieta , ricerca personale, conoscenza delle disposizioni del Ministero della Salute, ne è emersa una certa confusione.  Infatti la stragrande maggioranza degli intervistati ripete con regolarità solo pranzo e cena, pochissimi fanno sempre colazione (pur essendo il pasto più importante della giornata!!!) che è monotona e molto tradizionale. Pochissimi inoltre sembrano aver appreso l’essenzialità di includere nel pasto mattutino una porzione di frutta, fresca o in succhi. La stessa monotonia e tradizionalità si riscontrano nelle forme di carboidrati alternativi alla pasta: la preferenza assoluta ricade sul riso, e si manifesta anche un po’ di confusione. Alcuni intervistati hanno pensato bene di citare fra i cereali anche la soia! Nella stessa direzione va l’uso crescente della quinoa, che pur compare più volte tra le risposte ma che in realtà è uno pseudo cereale, che perciò non ricalca appieno le qualità dei primi. In questo caso probabilmente c’è lo zampino del marketing.

La finalità del marketing è condizionare le nostre scelte d'acquisto, ma nel campo dell'alimentazione è fondamentale operare acquisti consapevoli.

 Al fine di valutare, dunque, quanto il marketing influenzi la nostra immagine di benessere alimentare è stato chiesto di attribuirvi un colore. Il 31% degli intervistati ha risposto verde; il 12% ha risposto azzurro. Il presupposto di partenza è che bianco, verde e azzurro sono i colori principalmente usati dal marketing per comunicare proprio l’idea di benessere (solitamente VERDE= BIO , AZZURRO= LIGHT, BIANCO= ALIMENTI FUNZIONALI). Le risposte hanno confermato in qualche modo questo legame ideale.

Circa la consapevolezza dell’influenza delle proprie abitudini alimentari su una serie di fattori, risulta preminente la considerazione della salute e del bilancio familiare, mentre per gli altri fattori come sostenibilità, economia e ambiente le risposte tendono a distribuirsi. Perciò è stato chiesto di fornire un'opinione sul concetto di sostenibilità e le percentuali di “necessità” e “dovere” sono risultate essere 25% e 27%, e la stessa discreta valutazione si riflette nel giudizio che gli intervistati hanno dato al comportamento e all'attenzione che amici e parenti usano riguardo l'alimentazione. Si è cercato di indagare allora su che basi conoscitive fossero formulate le risposte sinora alquanto disincantate. Si è proposta perciò una domanda chenella sua formulazione prevedeva la combinazione tra alimenti più o meno inquinanti in relazione ai propri processi produttivi, con modalità di distribuzione allo stesso modo alternative negli impatti ambientali, ha dimostrato che le persone sono sufficientemente consapevoli che i vegetali venduti nella loro forma fresca direttamente dai produttori e dunque poco trasformati,sono gli alimenti meno inquinanti così come conoscono il contibuto negativo all'ambiente di dato dallo smaltimento dei rifiuti degli allevamenti e la produzione del mangime.

Siamo parte dell'ambiente e non possiamo ignorare gli effetti che le nostre attività, anche apparentemente banali, comportano su di esso.

Provando a cercare una rispondenza tra quanto conosciuto e quanto sperato si rileva che in relazione ad un peggioramento delle attuali condizioni di vita sulla Terra, il 52% teme una clamorosa rovina degli ecosistemi; questo seguito da un 41% degli intervistati che teme un aumento delle malattie. Solo un 3%, teme in futuro una mancanza globale di cibo. La domanda considerava l’influenza della sensibilità personale sulle considerazioni richieste attraverso tutto il questionario e qui appunto si propone di manifestare le proprie preoccupazioni prevalenti. Esse oscillano tra “aumento delle malattie” e “rovina degli ecosistemi” entrambe in relazione all’ipotesi di un peggioramento delle condizioni di vita sulla Terra. Nonostante lo sforzo immaginativo compiuto dagli intervistati, essi trascurano la scarsità del cibo quale effetto prevalente. Invece nell’ottica di un miglioramento delle condizioni di vita sulla Terra il 40% degli intervistati spera che in futuro tutte le persone possano sfamarsi; solo il 9% degli intervistati spera che in futuro si possa recuperare la biodiversità. Pare quindi che gli intervistati non considerino l'opportunità data dal proprio contributo attraverso comportamenti alimentari più sostenibili. 

Ci stiamo realmente acculturando sull'alimentazione, valutando la possibilità che essa ci garantisca uno stile di vita migliore, oppure stiamo solo seguendo una moda?

Federica Mazza