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Che Leonardo Da Vinci sia stata una delle figure più emblematiche e importanti della storia del nostro paese è fuori discussione. Che tuttavia sia stato anche un avanguardista culinario è un altro paio di maniche. Ma partiamo con ordine.
In una delle sue opere più importanti, l’Ultima Cena, si è cercato di comprendere quali fossero le portate rappresentate dal Maestro. Come anche l'Huffington Post ha diffuso qualche giorno fa, John Varriano, professore di storia dell'arte al Mount Holyoke College ha sostenuto per anni che si trattasse di anguille, oltre ovviamente al pane ed al vino.
Tuttavia questo alimento cozzerebbe tanto con la tradizione culinaria ebraica per una cena così importante quanto con i carenti riferimenti simbolici dietro l’animale marino.

Così sia i restauratori che hanno lavorato per vent’anni sul dipinto parietale sia un esperto della cucina britannica, Stefan Gates, hanno preferito optare per un randomico pesce, di specie e cottura sconosciuta.
Una ipotesi che, per quanto poco precisa, ha comunque un senso: il termine pesce tradotto in lingua greca è YCHTHUS (ictus) ed è stata adottato dai cristiani perseguitati nei primi secoli come simbolo per rappresentare Cristo. Questo perché la frase “Gesù Cristo figlio di Dio Salvatore” in greco è “Yesous Christos Theoù Uiòs sotèr”.

Ma la stessa quantità e disposizione degli alimenti non è solo sinonimo di una determinata scelta tecnica o storica. Pare infatti che il buon Leonardo sapesse il fatto proprio in termini di gastronomia.
In una sera dove si trovava per caso a fare il capocuoco per una taverna a Firenze, si era dimostrato quasi un antesignano della nouvelle cuisine, “snellendo” i piatti e proponendo un modo più elegante per servirli.
Durante la sua permanenza al castello degli Sforza aveva inventato poi macchinari per pelare ed affettare gli alimenti e aveva studiato un modo per allontanare il fumo dalle cucine.
Inoltre era un grande conoscitore di erbe e spezie, e spesso si dilettava a creare bevande o piatti a base di curcuma, fiori di papavero e zafferano.
Insomma un genio a tutto tondo, una modernissima intelligenza applicata anche al nostro universo preferito.

 

Massimiliano Guadagno