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Cucina  internazionale, miscela di sapori europei ed orientali, senza abbandonare la tradizione italiana e campana, per i giovani e meno giovani che si incontrano nel salotto chic di Nola: l’Habitué.

Il locale è stato creato come un salotto parigino da Studioarcho, dove tutto è ispirato alla Belle Époque, seguendo l’idea degli imprenditori  Fabio Coppola e Giuseppe Vetrano.

Si può mangiare, ma anche bere un aperitivo con dell’ottimo crudo di mare, scambiando due chiacchiere nell'area privé

Un'attenzione speciale è riservata ai vegetariani, che possono gustare un menù a loro dedicato.

Il locale, inoltre, propone sempre iniziative divertenti ed interessanti. Non mancheranno serate, capitanate dallo chef  Raffaele D’Aria, con: cene a sorpresa a quattro mani, show cooking e degustazioni vino e cibo.

 

Vincenzo Cangemi, che insieme a Coppola e Vetrano ha dato vita all’Habitué, ha illustrato il progetto e le linee guida seguite dal locale.

 

L’Habitué ha un approccio, soprattutto, nel menù, che si avvicina alla filosofia francese tout court. Come è nata l’idea e qual è la fascia di pubblico alla quale vi rivolgete?

« L’idea del locale simile ad un salotto parigino, è nata proprio dalla posizione in cui si trova, cioè  al primo piano di un palazzo del ‘700 che si affaccia su Piazza Duomo, una delle piazze più importanti di Nola. L’architetto ha compreso e realizzato perfettamente ciò che desideravamo. Ovviamente la cucina doveva viaggiare di pari passo al mood del locale, per cui abbiamo curato l’impostazione del menù, le materie prime utilizzate e, valorizzato le tecniche di cucina. Senza perderne in qualità, siamo comunque riusciti ad ottenere prezzi contenuti, in tal modo da poter avvicinare anche una fascia di pubblico compreso fra i 25-35 anni. Ogni mercoledì, appuntamento settimanale con aperitivo dalle 19:00. Si cambieranno ‛le bollicine’ ogni settimana, realizzando un percorso di degustazione di ostriche. Sicuramente organizzeremo anche l’accostamento dei distillati con i crudi di pesce. Stiamo cercando di lanciare un tipo di ristorazione diverso, con un servizio fatto da giovani, per far sì che sia ricercata ma non snob e pretenziosa per il cliente.»

L’iniziativa per questa estate: percorso di avvicinamento alla degustazione dell’ostrica, è una chicca difficile da trovare.

«Esatto! Con l’OysterMan Vincenzo Supino,  amicizia in comune con il nostro chef  Raffaele Dell’Aria, abbiamo cercato di dare la giusta importanza a questa figura professionale: il conoscitore dell’ostrica. Vincenzo ci guiderà durante tutta la fase di degustazione nei vari appuntamenti, perché al mondo esistono circa 70 tipi di ostriche differenti, di cui probabilmente finora abbiamo assaggiato solo pochi tipi. Supino ci proporrà le migliori ostriche nel mondo.»

Sono tutte ostriche che non si trovano nei mercati ittici bensì si trovano nelle maison francesi.

«Sì, sono ostriche che provengono dalla Normandia, Bretagna e quant’altro. L’obiettivo è proprio quello di proporre un’attenta selezione difficile da trovare ovunque.»

Un’altra particolarità del vostro menù è che si compone da solo, ad esempio, il cliente può scegliere come comporre i crudi di pesce. Qual è tra le pietanze dello chef D’Aria, soprattutto in questa stagione, quella che caratterizza meglio la vostra filosofia?

« L’idea di cucina dello chef si può percepire già dall’ entrée che è una esplosione di sapori. Lo chef ama, infatti, unire sapori diversi, armonizzandoli fra loro. Una portata che penso identifichi bene la cucina del nostro chef, è: ravioli al baccalà con vellutata di ceci. Il baccalà mantecato nel latte, i pomodorini confit dolci,  avvolti in una crema di ceci molto morbida, rendono questo piatto uno dei più complessi del menù ma anche il più equilibrato e che, a mio parere, esprime a pieno la personalità  e l’idea di cucina dello chef

Non avete abbandonato la tradizione nonostante la ricercatezza e la voglia di sperimentare.

« Sì, un esempio palese è la pasta e patate rivisitata con crema di provola e spuma di sedano oppure il calamaro ripieno con burrata. Nei piatti dello chef sono contemplati metodi di lavorazione innovativi pur conservando la tradizione.»

 

                                                                                                                                    Maria Rosaria Gandolfi

Foto: Marcello Affuso e Felicia San Germano