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In vino veritas
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Il Passito di Pantelleria, vino dolce naturale per antonomasia, appartiene a quella categoria di vini di pregio e si colloca, di diritto, ai vertici della scala dei passiti italiani di eccellenza. È senz’altro il simbolo dell’omonima isola, infatti nei suoi riflessi ambrati si possono trovare tutti i colori, i sapori e i profumi caldi di una terra sospesa tra Sicilia e Africa (si trova a soli 70 km a est della Tunisia), dei suoi singolari paesaggi, dei suoi panorami mozzafiato e della sua millenaria tradizione vinicola e per questo vanto dell’intera comunità pantesca, forte della sua cultura agricola identitaria.

Conosciamolo meglio: proveniente dalla provincia del trapanese, zona di origine vulcanica e estremamente arida, peraltro conosciuta anche per la varietà spontanea di cappero, il Passito si ottiene esclusivamente dalle uve Zibibbo, varietà zuccherina e profumata di per sé ed è frutto di un laborioso processo locale di vinificazione e appassimento delle uve. Stiamo parlando di una coltivazione delle viti in piccole conche scavate nel terreno – ad alberello - perciò protette dal vento e riparate dal fogliame. La pratica è talmente radicata nella storia dell’isola al punto che a novembre 2015 riesce a strappare la candidatura dell’Alberello Pantesco tra i Beni immateriali dell’Umanità tutelati dall’UNESCO.

Seduce fin dal primo sorso, grazie al suo carattere nobile e un po’elitario, ma soprattutto grazie al suo gusto aromatico e vellutato con note di frutta candita, miele, cannella e dattero. È un finissimo vino da dessert che si sposa bene sia ai dolci secchi quanto a quelli con confetture acidule a base di ribes, frutti di bosco o agrumi; ma non disdegna accompagnarsi ai sapori più forti dei formaggi erborinati o anche essere gustato da solo, come vino da meditazione.

La produttività scarsa dà vita però ad un nettare prelibato e appagante dal grande equilibrio, nonostante sia il ritratto perfetto della mediterraneità, al pari dello spirito della sua patria.

Per tale ragione, bisogna restituirlo al grande pubblico, non solo a quello degli addetti ai lavori, sia perché è spunto, ora più che mai dei temi cari all’Expo imminente, tanto quanto può essere il volano per incentivare l’enoturismo siciliano. Motivo che forse ha spinto a dedicargli anche la prima edizione di una rassegna, quella di Passitaly del 2014, un evento internazionale in cui si è celebrato l’appeal dell’isola e il tradizionale iter produttivo di raccolta a mano, essiccazione, sgrappolatura delle uve passite, torchiatura e affinamento che si ripete da secoli ed è un tesoro che non deve assolutamente andare perduto. Questo giustifica l’appellativo di ‘viticoltura eroica’, di cui Pantelleria è meritatamente protagonista.

Si tratta di un pezzo della nostra storia che finisce in un bicchiere e si fa interprete di una voce corale ma, a quanto pare, anche di uno stile di vita e di un modo di fare, e bene, tutto italiano nel mondo.

Non resta che dire…cin cin!

Sabrina Riccio