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marcel proust

Cibo della memoria. È quell’odore che ci travolge e ci stravolge improvvisamente, inevitabilmente, che ci riporta indietro nel tempo, negli angoli più remoti del nostro passato, facendoci ripercorrere attimi intrisi di gioia, ricordi di un’infanzia o di un episodio particolare della nostra vita.

In tal senso, come afferma anche l’antropologo Marino Niola, la madeleine di Marcel Proust è la madre di tutti i cibi della memoria. Ne Alla ricerca del tempo perduto, Proust descrive la magia che si sprigiona nel momento in cui assapora il famoso pasticcino francese intinto nel tè, capace di disincagliare il ricordo degli affetti familiari, di un’infanzia feliceOgnuno di noi ha la sua madeleine, quel sapore capace di risvegliare quella gioia infantile, quella felicità bambinesca oramai perduta.

Il cibo è anche questo. Proust riuscì precocemente ad intuire che l’olfatto e il gusto svolgono un ruolo fondamentale per il recupero dei ricordi. Questa tesi è attualmente confermata dalla neuroscienze, la quale ha scientificamente provato che i sensi dell’olfatto e del gusto sono quelli più “sentimentali”, più soggettivi e meno trasmissibili. Pertanto risulta difficile descrivere a chiunque le proprie sensazioni, sprigionate da un particolare aroma o profumo. Gusto e olfatto, per giunta, sono gli unici due sensi collegati all’ippocampo, che è proprio il centro della memoria a lungo termine. Il loro marchio, quindi, è indelebile.

Proust, isolato dal mondo perché costretto a letto per tutta la sua breve vita, riuscì a trasformare in arte l’unica cosa che possedeva: la memoria, il ricordo. E così, nel suo struggente e nostalgico racconto attorniato dall’atmosfera romantica parigina propria della Belle Époque, lo scrittore francese ripercorre i ricordi salienti che hanno fatto da scenario alla sua breve vita, fino a trasformare il suo passato in un vero e proprio capolavoro.

Gli ingredienti per preparare la celebre madeleine potrete trovarla sulla nostra rubrica Ricette gustose

Valeria Vanacore